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Il futuro del giornalismo? Liberi pensieri su #ifj12

maggio 2, 2012

Il Festival del Giornalismo di Perugia è sempre un’occasione fantastica per fare il punto sul dibattito che riguarda il futuro della professione. Il dibattito è talmente esteso che è un bel casino mettere in ordine le idee che girano, ad una velocità incredibile, nel frullatore umbro. Nonostante la sensazione di essere stati nella centrifuga di una lavatrice industriale, ecco un paio di idee sparse sulle conversazioni dell’ultima edizione del Festival.

Quello che sappiamo

Social sembra essere la parola chiave del futuro della professione, tablet e smarphone stanno risolvendo il problema di come possano essere pagati i contenuti, mentre, in Italia, sembra chiaro che dobbiamo reinventarci il modo di raccontare la politica, visto che le categorie che i giornalisti più anzianotti di me hanno usato dal 1994 sembrano essere perse per sempre.

Quello che non sappiamo

Purtroppo, le enunciazioni di principio che ho messo nel paragrafo di cui sopra non sono concrete per niente. Sono discorsi che non si traducono, almeno in Italia, in pratica in modo convincente. Anzi, con il solito provincialismo italiano stiamo importando iniziative dall’estero senza capire che, forse, un certo modo di ragionare in termini di Web non ha più senso. (per approfondimenti, vedere qua)

Quello di cui sono sicuro

Durante il Festival di giornalismo giuro di non aver girato un minuto di video con una telecamera. La maggior parte dei pezzi che consegnavo per il Tg della mia scuola di giornalismo sono stati realizzati quasi interamente con il mio iPhone 4S.

700 € di pura potenza giornalistica che, uniti a 60€ di microfono pagati da un mio collega, si sono trasformati in un oggetto definitivo che registra in 1080 e con un audio stupendo. Per montare, basta iMovie, un’app da 3€ a prova di idiota che, però, per tagliare interviste e immagini funziona alla grandissima.

I casi sono due: o l’abbassamento della soglia svilisce la professione o la esalta. Io penso che la esalti, visto che i principi di accuratezza e di verifica delle fonti che caratterizzano la professione non cambiano con la tecnologia: rimangono là, prescindendo dalla tecnologia.

Il giornale non è la sua carta

Due anni fa, in piena fregola per la nascita di iPad, Luca De Biase tenne, proprio a Perugia, una conferenza che aveva il titolo di questo paragrafo. Il senso, più o meno, era che, a prescindere dalla tecnologia, serve qualcuno che faccia da cane da guardia nei confronti dei pubblici poteri e lo faccia bene prescindendo dal supporto tecnolgico su cui le notizie riguardo i pubblici poteri vengono pubblicate. Ed è, in fondo, dopo due anni, non è che il dibattito sia andato molto avanti.

Il resto sono chiacchiere?

Non credo, ma, a volte, sembra che a forza di parlare di tecnologie e di social network rischiamo di trasformarci in poco più che pubblicitari, intenti a vendere prodotti di comunicazione che hanno, come unico valore aggiunto quello di usare strumenti alla moda che, però, sono solo scatoloni esteticamente perfetti, ma sostanzialmente vuoti.

 

 

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