Skip to content

Nessuno tocchi il Casone di Scarlino

giugno 19, 2012

Negli ultimi mesi ho concluso il progetto giornalistico a cui tenevo di più: raccontare il disastro economico e sociale causato dalla chiusura delle miniere negli ultimi 20 anni, il motivo per cui, in fondo, sono scappato a Milano e per il quale la meglio gioventù nata nelle Colline Metallifere se ne sta andando a gambe levate. La risposta è semplice: da noi non c’è lavoro e quel poco di lavoro che c’è non solo non è continuo ma non è qualificato: chi ha studiato una vita aspira a molto di più che fare il pizzaiolo da giugno a settembre.

Questo assunto, confermato dai dati e dalle testimonianze che ho raccolto nel video di 5 minuti che ho realizzato per un concorso indetto dall’Ansa, basterebbe per farsi un paio di domande su quello che sta accadendo sulla vicenda  dell’Inceneritore di Scarlino. Eleonora Baldi ha annunciato che, qualora l’impianto venisse autorizzato dalla Provincia (retta dal Pd Leonardo Marras), il Comune di Follonica presenterebbe un nuovo ricorso, poi un altro, poi un altro e un altro ancora. La strategia del Comune di Follonica, quindi, è quella di fare ostruzionismo utilizzando la giustizia amministrativa. 

A parte che non è così che si fa: non si fanno ricorsi, non si fanno spendere soldi ai contribuenti per fare ostruzionismo. Primo, è sbagliato, secondo non si può sperare nelle schizofrenie della giustizia amministrativa per risolvere un problema politico, quello della gestione dei rifiuti. A parte questo, cosa sperano di ottenere gli oppositori istituzionali all’inceneritore?

Mettiamola così: l’area del Casone è attaccata a Follonica, a due passi dal mare, vicinissima a Cala Violina, a Castiglione della Pescaia e a Punta Ala. E’ un posto fantastico per realizzare, magari qualche villaggio turistico, qualche bella speculazione immobiliare che aggiungerebbe metri cubi di cemento su un territorio che non li può sopportare. Il precedente, in fondo, c’è: la storia del nuovo Ippodromo dei Pini, diventato un pretesto per costruire edifici residenziali. In parole povere, possibile che la storia dell’ambientalismo sia un pretesto neanche troppo velato per attaccare un’area industriale, bonificarla e trasformarla in un plateau di villaggi turistici?

La butto come provocazione, perché non mi piace passare per ingenuo. Solo che se si attacca l’area industriale, cosa si ottiene? A parte il fatto che Mansi, proprietario della Sol.Mine, ha portato in Lega Pro il Gavorrano, a parte che la Tioxide sponsorizza qualsiasi cosa, a parte questo, qualora venisse davvero distrutta l’area industriale qualcuno mi spiega come si fa a fermare l’emorragia di giovani che sta coinvolgendo il nostro territorio?

 

Annunci

I commenti sono chiusi.