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Niente #olimpiadi sul web: il Cio fa #like ai soldi della Tv

giugno 25, 2012

Il Comitato olimpico internazionale non ama i social media. Il fatto è soprendende, perché il Cio dovrebbe promuovere il dialogo tra le nazioni e le culture, ma quando si tratta di diffondere i propri materiali video a enti che non siano le televisioni, la conversazione si ferma bruscamente, tagliando fuori, per esempio, gran parte dell’Africa subsahariana, dove l’esclusiva delle trasmissioni di Londra 2012 è stata acquistata dal network panafricano “Supersport”. Per la serie, “più veloce, più forte, più in alto”, ma solo se si ha l’abbonamento alla Tv digitale.

Eppure Cio e Comitato organizzatore di Londra 2012 hanno tentato un approccio verso i social media. In occasione di Londra 2012, il Cio ha promosso un sito, showyourbest.olympic.org, che permette, a sportivi dilettanti di tutto il mondo, di mostrarsi. Ai più bravi, verrà data la possibilità di esibirsi durante i Giochi. I video sono postati su un planisfero che permette di far vedere da dove provengano gli atleti. A parte il fatto che i siti di videosharing offrono già migliaia di ore del dilettante più o meno allo sbaraglio, che senso ha un’iniziativa del genere?

La stessa domanda vale anche per le altre iniziative del Cio su Internet, come la pagina ufficiale del Comitato su Facebook, poco seguita e poco partecipata. Certo: 2 milioni di like sul social network sono un dato invidiabile che scompare, però, davanti ai 50 milioni di fans iscritti alla pagina di Lady Gaga. Lo stesso profilo Twitter ufficiale di Londra 2012 fatica a decollare, con solo 410 mila followers e pochissima interazione con la community.

La vera farsa, però, riguarda i canali Youtube delle varie manifestazioni. Nonostante il principale sito di videosharing a livello mondiale permetta la diretta streaming di alcuni eventi, il Cio non sembra interessato a sfruttare questa possibilità. Non solo, i canali dei vari giochi sono poco seguiti e incompleti. Ad esempio, se cercassimo il video della finale dei 100 metri piani maschili di Pechino 2008, potremmo vedere solo le repliche delle telecronache delle principali Tv del mondo, visto che nel canale “atletica” ufficiale della manifestazione, il clou dei Giochi non è stato postato.

Il primo risultato, cercando il record di Bolt, è la telecronaca della Nbc. Premesso che la rete del pavone ha una grandissima tradizione di copertura dei Giochi olimpici (sua, ad esempio, fu la diretta dei tragici fatti di Monaco 1972), il fatto che l’evento simbolo delle olimpiadi non sia associato al brand del Comitato Olimpico Internazionale, pone un grande interrogativo: perché il Cio, consapevole della sua mission, non riesce a relazionarsi seriamente col mondo dei social media, aprendosi alla conversazione?

Alla domanda, risponde Pietro Mennea. L’ultimo grande velocista bianco, in una recente apparizione nel salotto televisivo di Corrado Augias, ha definito il Cio come un “comitato d’affari dedito alla spartizione dei diritti televisivi per conto dei grandi sponsor”. Mennea non ha tutti i torti: se il Cio, che basa molta della propria retorica sulla libera competizione tra super professionisti e atleti poveri e dilettanti, ha la medesima politica, nei confronti dei media sociali, della Formula1 Bernie Ecclestone, l’uomo più ricco del Regno Unito, allora è lecito pensare che lo spirito olimpico sia una formula magica buona solo per vendere qualche migliaio di sneakers in più.

Pubblicato sull’ultimo numero di Lab.IULM, in edicola con Prima Comunicazione

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