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A Taranto la questione non è l’ambiente

agosto 14, 2012
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Le acciaierie inquinano. Buongiorno. Ma danno tanto lavoro. Quindi, conviene o no chiuderle? A Piombino la risposta è  no. A Taranto, invece, sembra sia . Ma Taranto costituisce un caso a parte, come ebbe modo di raccontarmi, durante una lezione, uno tra i più importanti sociologi italiani, Alberto Marradi

Fu  proprio per conto dell’Ilva, in occasione del raddoppio verticale dello stabilimento, condusse un’indagine sociologica sul perché i cittadini tarantini odiavano l’acciaieria. I motivi per odiarla erano pochi, ma molto precisi e legati ad una forma di classismo nei confronti dei campagnoli dovuto al conflitto di interessi che opponeva gli scarichi d’acqua calda dell’acciaieria a quelli della nobiltà di Taranto che, nella baia, allevava molluschi. In pratica, i cittadini si contrapponevano ai cafonacci che, invece di stare al loro posto, nei campi, se ne andavano in città danneggiando l’attività economica che era alla base della società cittadina da secoli.

La domanda che mi viene, ricordando questa storia, è se la questione acciaieria non sia una resa dei conti tra l’anima conservatrice della città e quella industriale. Non sarebbe la prima volte che, nella storia politica italiana, piccoli interessi privati vengono legittimati da ideologie più o meno demagogiche che, però, producono effetti reali, come la chiusura del polo siderurgico più importante d’Europa.

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One Comment
  1. agosto 14, 2012 4:40 pm

    Detta così, gli altiforni sembrano il sole dell’avvenire. La verità è che quell’impianto è semplicemente troppo grosso per una realtà come quella italiana. Lo sa benissimo il gestore, che cerca di spenderci il meno che può in attesa di levare le tende.

    Il primo problema nel futuro dello stabilimento sarà avere clienti sufficienti; il collasso della fine del 2008 è ancora lì a ricordarcelo. Bisognerà trovare certezze su questo fronte, altrimenti rimodernare non serve.

I commenti sono chiusi.