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Le banche si fanno di crack: sei anni dopo i subprime, continuano a proporre subprime

maggio 4, 2013

Squilla il telefono. Io sono al lavoro e sto lavorando (ovviamente):

“Ciao, chiamo dalla banca. Volevo dirti che rientri in una fascia promozionale per un prestito che può arrivare a 7mila euro”
“Scusa,” rispondo “ma con quello che guadagno ti sembra che possa permettermi un prestito fino a 7mila euro?”
“No, magari hai delle spese…”
Dovevo consegnare un pezzo a tempo di record, avevo fretta, ho provato a svincolarmi dal mio interlocutore piagnucolando:
“Facciamo così, se non mi faccio sentire entro martedì vuol dire che non accetto”
“Dai,” mi risponde il mio interlocutore “martedì manda mamma in banca e mi dice lei”.
Perdo le staffe. Se ti ho detto di no, è no, giusto? Quale parte del concetto di “no” non ti è chiara? La “n” o la “o”? Fatto sta che riattacco borbottando un saluto e chiamao mia madre:
“Madre,” dico “potresti noleggiare un motocarro, riempirlo di sterco di maiale per scaricarlo davanti alla banca?”

Al di là del fatto che mia madre non noleggerà un Ape car, non lo riempirà di merda e non lo scaricherà davanti alla filiale dalla quale non ho (ancora) sciaguratamente trasferito il mio modesto conto corrente, vorrei affermare che le banche mi fanno abbastanza schifo.

Ma come? Ci sono imprenditori che muoiono di credito e venite a proporre a me giornalista iperprecario un finanziamento che non posso neanche lontanamente sostenere o garantire? Perché quei 7mila euro non sono un fido a un’azienda? Perché vi assumete il rischio di perderli con me? I casi sono due: o vi fate di crack, o la crisi dei subprime non vi ha insegnato veramente un cazzo.

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