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Ma perché a 26 anni continuo a insistere col giornalismo? Forse, è meglio l’Africa

giugno 16, 2013

La mia carriera non è praticamente iniziata e già mi trovo davanti a un bivio: vale davvero la pena continuare a cercare di fare il giornalista, con un sistema editoriale in crisi, con il pubblico che non ci legge e con una forte tentazione di mollare tutto e andare in Africa?

I giornalisti non scopano più

Soprattutto se sei un signor nessuno, non importa per quale testata mondiale tu lavori: sei sempre un contaballe. Come fai, a neanche 26 anni, a lavorare in un posto dove il tuo pubblico è mediamente pari a quello di una città media italiana? Non puoi: per cui, sei un bugiardo. Secondo, giornalista alla mia età significa precario. Va a finire che, al ristorante, spesso, sia tu giornalista ad uscirtene con la frase: “Paghi tu, vero? Poi (POI…) ci rifacciamo”. Non male, davvero. Poco importa che tu possa millantare conoscenze nello showbiz: la triste verità è che mediamente sei confinato a un desk, attaccato alle agenzie di stampa. Che gioia.

Fai il precario

Centinaia di generazioni di giornalisti italiani ci sono passate: l’inizio è sempre, invariabilmente, uno schifo. Più che le altre professioni, quella del giornalista è un’occupazione molto ambita, nonostante tutti i difetti. Questo fa sì che ci sia letteralmente un’orda di persone che, a vario titolo, vorrebbe essere giornalista. Questo significa che l’ammontare di denaro che gli editori sono disposti a pagare per un giovane è inversamente proporzionale alla quantità di manodopera a disposizione. Se aggiungiamo che molta di quella manodopera è disposta anche a lavorare gratis, ecco il precariato e i famigerati 2€ al pezzo.

Tutti si sentono autorizzatati a mettere bocca sul tuo lavoro

Qualche tempo fa, con il mio sito scrivemmo che negli Usa erano allo studio armi fatte con la stampante 3D. Mi ha scritto un geologo italiano emigrato in Australia che ha cercato di spiegarmi come tecnicamente fosse impossibile una prospettiva del genere. Un giorno in cui avevo voglia di litigare, ho risposto con una frase del genere: “Se Dipartimento di Stato Usa, Forbes, New York Times, Bbc e il resto della stampa mondiale hanno dato spazio alla vicenda, saremo tutti deficienti?” La risposta è stata: “In Australia non è stato un caso mediatico”. Premesso che di quello che succede nella mediasfera australiana mi “ci sciacquo tra fava e culo” dicono al Dipartimento di Italianistica di Pisa, avremo fatto le nostre verifiche, io e il resto della stampa mondiale, o no? Poi, la vado, io, a spiegare la tettonica a placche a un geologo? No, signore, no.

Eppure…

Basterebbero questi tre punti a convincere anche un monaco zen che non è il caso di continuare. Quello del giornalista è, in effetti, un lavoro di merda. Eppure, chiunque si sia guardato allo specchio e si sia chiesto “Ma io, davvero, voglio fare questa vitaccia?” non ha potuto che constatare, con un certo scoramento, che, sì, la risposta è sì. Sarà un po’ bohemienne, ma quando vedi il tuo nome in un credito del Tg, in fondo a un pezzo sia su Internet che su carta, pensi che ne valga davvero la pena e che, forse, mollare tutto e andare in Africa a fare il missionario non è roba per te: se proprio ci devi andare in Africa, vacci per un servizio (possibilmente di viaggi, così ti fai pure una bella vacanza a scrocco a Malindi, ohibò!).

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4 commenti
  1. Roberto Tortora permalink
    giugno 16, 2013 3:28 pm

    Voglio morire.

  2. giugno 16, 2013 3:49 pm

    Non ci toglieranno i sogni e le speranze. Se non altro non ci toglieranno le speranze del piano B: scappare in Africa 🙂

  3. giugno 24, 2013 11:32 am

    C’è chi ce la fa! È vero, tutti i giornalisti, me compresa, hanno passato gli anni di inferno del precariato. Ma c’è chi ce la fa. Vuoi che prima o poi una spintarella arriva, vuoi che ti accontenti di scrivere di aziende invece che di attualità.

    Alla fine non ti poni nemmeno più la domanda «È questa la vita che voglio?» perché non hai scelta. Scopri, in pratica, che fare il missionario in Africa è altrettanto complesso che fare il giornalista.

    Insomma, a 26 anni puoi e devi seguire la strada che ti fa sentire vivo. Poi chissà 🙂
    Ps. bello leggere il tuo entusiasmo, mi ricordi i miei 26 anni.

  4. giugno 24, 2013 11:33 am

    Grazie 😉

I commenti sono chiusi.