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Un pomeriggio da food blogger

giugno 24, 2013

Non ci crederete, ma da stasera questo blog parlerà anche di cibo. Sì, perché sono stato con una mia amica che fa la stagista a Class editori ad una degustazione stampa di ostriche, e mi è piaciuto. Il ristorante si chiama a’ Riccione ed è sia in Via Tartamelli o in VIa Procaccini a Milano. Ho anche ottenuto un buono per una persona, per cui, posso invitare anche qualcuna a cena a base di ostriche senza svenarmi. Che meraviglia (che vita di merda…)

Coglioni sul mercato

In fondo, però, è così che ci vogliono: un po’ coglioncelli stupiti di tutto e pronti a twittare: “ma che figata!”. Premesso che mangiare ostriche a scrocco è una figata sul serio, perché dobbiamo per forza ridurci così? Appena mi sono qualificato come blogger, l’addetta stampa mi ha chiesto il numero di telefono perché, avendo un cliente che si occupa di tecnologia e scrivendo di tanto in tanto di tecnologia, ha pensato bene di farsi un contatto. Benissimo, ma la questione è perché editori (anche di carta stampata), pubblico e addetti ai lavori stiano alimentando un’industria che si regge sulla marchetta quando (ingenuamente, forse) io pensavo che i fondamenti della stampa libera fossero altri.

Cos’altro volete da me?

Ma quali? Racconto questa esperienza che mi è capitata oggi. Ho mandato un curriculum alla redazione di un talk show. Le risorse umane cercavano gente per il sito del talk show e inviati. “Ohibò, – ho pensato – io ho lavorato qua per sei mesi (più altri 5 di stage…) un minimo di esperienza credo di averla”. La risposta è stata, laconica: “Non è il profilo che cerchiamo”. Al che, mi sono alterato e mi sono chiesto: “Ma a 26 anni che cazzo si deve inventare un giornalista per essere un minimo credibile? Vogliono che scopriamo lo Watergate?” Ho chiesto, via mail, di spiegarmi che tipo di profilo cerchino. Mi limito a dire che non ho visto nessuno, negli ultimi dieci giorni andare, nella sezione portfolio di questo blog (log delle visite alla mano) e che tra essere un buon mestierante (non un genio: un onesto mestierante) e uno scemo ne passa più o meno come la distanza tra Terra e Luna.

Chi me lo fa fare?

Ma, in fondo anche io perché devo cercare di vincere contro un sistema che funziona secondo regole immutate e immutabili negli anni? Chi me lo fa fare? Eppure, non voglio ridurmi come fanno i blogger più affermati, a fare esclusivamente marchette. Eppure, quel sistema funziona. Un amico, tra una birra e l’altra, mi riferiva di una blogger che prendeva 200 euro a pezzo da un’importante testata di carta stampata, mentre lui ha problemi a farsi pagare in tempo. E’ veramente una vergogna.

Come carta da culo

Detto questo, sto trattenendo a stento le parolacce ma il punto è esattamente qui: sembra che di noi giovani giornalisti non importi un cazzo a nessuno. Gli editori ci trattano peggio della loro carta igienica (la carta da culo, al supermercato, la devono per forza pagare) e intanto noi giornalisti, onesti mestieranti rimaniamo in panchina.

Brutte notizie dalla provincia

Ne racconto un’altra, per chiudere il post in bellezza. Una mia compaesana, collega validissima, era riuscita a diventare corrispondente dalla Toscana di Pubblico, il giornale di Telese. Cosa deve fare questa mia amica? Deve mettersi anche lei a fare la travel-food-tec-pirl blogger? Per favore, non scherziamo.

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