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Amnesty denuncia: “L’Onu non fece abbastanza per i desaparecidos serbi in Kosovo”

agosto 27, 2013

Map of Kosovo UNMIK MissionMentre le cancellerie internazionali discutono di Siria e mentre molti evocano un modello Kosovo per l’intervento militare contro Assad, un rapporto di Amnesty International porta le lancette dell’orologio indietro di 15 anni, quando si conclude l’ultimo capitolo della dissoluzione della Jugoslavia, quando la Nato intervenne in favore dei ribelli di lingua albanese contro il regime di Belgrado, costringendo i serbi a ritirarsi e gettndoa le fondamenta (rinforzate all’uranio impoverito) per il futuro stato kosovaro.

Da allora, il Kosovo è effettivamente diventato indipendente, grazie anche al presidio di truppe straniere nell’area, Tuttavia, a distanza di 15 anni, ci sono ancora molti misteri da chiarire. Se, ad oggi, il Tribunale dell’Aia ha comunque ha accertato che le operazioni antiguerriglia delle truppe serbe, per quanto brutali, non possono essere etichettate come pulizia etica, comunque, c’è da ricostruire cosa sia successo dopo che la Nato ha sganciato l’ultima bomba, cioè che fine abbiano fatto molti serbi, spariti, nel corso di spedizioni punitive di stampo albanese proprio alla fine della guerra tra maggio e giugno del 1999.  

Due storie, tratte dal rapporto di Amnesty

IL RAPIMENTO E L’UCCISIONE DI MOMČILO RISTANOVIĆ

Il 17 giugno 1999, Momčilo Ristanović fu “rapito dal suo appartamento familiare a Prizren da una persona di
cui venne fatto il nome, che indossava l’uniforme dell’Uck (l’Uck è l’esercito di liberazione del Kosovo)”. Sua moglie, Slavica Ristanović, segnalò il rapimento alle autorità competenti e, successivamente, fu informata da un vicino di casa che il marito era
stato ucciso. Secondo la banca dati della polizia dell’Unmik, i resti mortali di Momčilo Ristanović furono
riesumati dagli investigatori del Tribunale il 10 agosto 2000 da un cimitero a Prizren e in seguito nuovamente
interrati al cimitero di Suva Reka (a 18 km di distanza) il 29 agosto 2002.
Il 7 settembre 2000, la Mpu intervistò Slavica Ristanović al fine di raccogliere i dati ante mortem. Secondo il
certificato di morte, rilasciato nel settembre 2002, Momčilo Ristanović morì per “ferita d’arma da fuoco alla
testa”. L’Unmik non ha presentato ulteriori materiali frutto dell’indagine, ad eccezione di un elenco che
comprendeva il nome del presunto perpetratore.41 Il Gruppo consultivo, in conseguenza, ha rilevato che “non
vi era prova che fosse stata intrapresa ogni azione per chiarire le circostanze del rapimento e dell’uccisione di
Momčilo Ristanović”.

L’UCCISIONE DI PANTA FILIPOVIĆ

Panta Filipović fu assassinato davanti a casa sua il 21 giugno 1999, mentre la moglie, Marija Filipović, era a
Prizren, in cerca di informazioni sul loro figlio scomparso. Un sacerdote del locale seminario vide il corpo di
Panta Filipović coperto di sangue, poco prima che la casa fosse sigillata e il cadavere portato via dalle forze
Kfor per essere sepolto. Marija Filipović denunciò il reato alle autorità competenti: riferì che membri dell’Uck
si erano recati presso la famiglia il 15 e il 18 giugno e che in quest’ultima occasione avevano aggredito il
marito. Nel giugno 2004, non avendo ricevuto segni evidenti di progresso, Marija Filipović sporse denuncia
penale (in cui includeva il nome di battesimo e l’occupazione di un possibile sospetto) alla procura
internazionale a Prizren.

Secondo il rapporto di Amnesty, l’amministrazione temporanea dell’Onu, l’Unmik avrebbe fallito nel dare giustizia alle vittime delle milizie albanesi garantendo, tra il ’99 e il 2008, un clima di assoluta impunità nei confronti dei carnefici dell’Uck. Un peccato originale gravissimo, per il neonato governo di Pristina. Un precedente altrettanto grave per chi pensa che la Siria del 2012 sia il Kosovo di fine anni ’90.

Qua il rapporti di Amnesty

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