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Non sparate sulla pianista, Giulia Mazzoni fa solo del suo meglio (ridateci Shoenberg)

agosto 28, 2013

Che la musica strumentale si sia ridotta a pianisti da cocktail (leggi easy listening) è di per sé deprimente, ma mentre Nyman, almeno, scrive saggi in cui si interroga sul significato della musica sperimentale, questa qui (Giuia Mazzoni) parla di far incontrare Daft Punk e…Chopin. Davvero? Per favore, richiudetela in conservatorio prima che diventi una Allevi in gonnella.

Oltre l’ironia, però, c’è un problema enorme. Qualche anno fa, parlavo con un compositore bolognese che mi raccontava di come la sua musica avesse a che fare con gli armonici. Lui, in pratica, suonava un ottava al pianoforte con la mano sinistra, mentre con la destra giocava con gli armonici che si appoggiavano alle note suonate dall’altra mano. Non ho sentito il risultato, ma per il pubblico è rilevante?

Di sicuro, una volta queste operazioni un po’ intellettualistiche avevano senso. Ascoltatevi questo meraviglioso concerto per pianoforte di Shoenberg per credere.

Sono passati 71 anni da allora. La musica strumentale non è andata oltre, è arrivato il jazz, è arrivato il concetto di genere che ha un po’ cristallizzato l’evoluzione. Eppure, se proprio si deve parlare di incontri, spero che più che in un incontro tra Chopin e Daft Punk ce ne siano di più tra Nyman e Pet Shop Boys. Tanto, cultura pop per cultura pop…

E poi…perdonatela perché non sa quello che dice. Qua basta un’intervista a Repubblica che tutti si sentono autorizzati a dare un futuro alla musica classica strumentale. Per favore, lasciate perdere. La musica classica strumentale è arrivata al capolinea proprio con Shoenberg. Volete avere un posto nell’edizione del 2050 della Treccani? (ammesso che ci arriverà al 2050…) Inventatevi qualcos’altro e non è detto che un chiringuito a Cervia non sia una pessima idea.

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