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Le presentazioni in pompa magna non bastano: @Alltv_Milano non paga i collaboratori (in attesa di tempi migliori)

ottobre 23, 2013

Era una bella giornata. Sul serio: pomeriggio in una biblioteca a seguire un progetto, cena giapponese con una vecchia amica. Niente poteva andare meglio, a parte una mail che mi ha fatto andare di traverso un California: una startup televisiva che cercava montatori ha risposto ad un mio Cv dicendo che non mi avrebbe pagato. La startup si chiama All-Tv (no: non linko, non si meritano neanche un filo di traffico) ed è stata presentata in pompa magna all’Auditorium della Fondazione Cariplo non più tardi di 5 giorni fa. Il problema è che nasce con un peccato originale che nessun battesimo o circoncisione possano redimere: la startup, nella mail che mi ha fatto andare di traverso il mio California, mi spiega che non potrebbe pagarmi in quanto non è ancora arrivata ad una sufficiente stabilità finanziaria. Dettaglio non secondario: io non avevo mandato una candidatura spontanea, io avevo risposto a un annuncio su Facebook. Questo annuncio:

Picci, che c’è di strano?

Quando l’ho letto, ho pensato che un lavoretto a Milano poteva farmi ancora comodo, che sarebbe stato bello lavorare in una startup e che anche se non avrei fatto il giornalista mi sarei adattato a mettere insieme pezzi di altri. Peccato sia arrivata una mail che mi spiegava che, proprio perché quella tv è una startup, non avrebbe avuto i soldi per pagarmi. In pratica mi si chiedeva di prestarmi volontariamente ad un lavoro dipendente in attesa di tempi migliori.

Avresti potuto accettare no?

No. Sul mio account Twitter campeggia ancora un ribbon che recita  ‘No free jobs’ proprio perché, due anni fa, quando partecipai a quella campagna, ne avevo già le scatole piene di startup che non possono pagarmi. Da allora noi giornalisti abbiamo fatto dei passi in avanti: la legge su l’equo compenso, la Carta di Firenze sono state delle conquiste. Ma, a quanto pare, questi strumenti legislativi e deontoligici non si applicano alle startup. Che tristezza.

Benvenuto nella giungla

In una mail arrivata dalla redazione, una giornalista di All-Tv cercava di spiegarmi che fosse fisiologico, per una startup, non pagare i dipendenti. Io, che vengo dalla campagna, ho sempre immaginato le startup come aziende fatte da giovani che rischiavano del proprio e che solo una volta superata la fase di startup e raggiunta una certa solidità finanziaria si permettevano di allargare il loro circo di collaboratori andando a costruire aziende stabili e durature. Forse, non è il modello di All-Tv.

Perché sei così incazzato?

Il motivo per cui sono particolarmente indignato non è tanto che ci sarà qualche babbo che accetterà sperando in un futuro migliore sapendo che non vedrà mai un centesimo. La cosa che mi fa uscire dai gangheri è che una testata che si dovrebbe occupare di temi eticamente sensibili butta nel cesso uno tra i pochi principi etici sui quali concordiamo tutti dall’abolizione della schiavitù in avanti: il lavoro si paga punto. E non si può promettere a un giovane neolaureato che un giorno i suoi sforzi saranno pagati con un piatto di lenticchie: se non si possono prendere collaboratori non si prendono e basta. Altro motivo per cui potrei fare una polemica grossa come una casa: se siamo nell’epoca della multimedialità che accidenti di bisogno hai di dei montatori? Lascio la domanda in sospeso chiedendomi, però, con che faccia tosta si occuperanno di sfruttamento della manodopera immigrata quando loro stessi chiedono prodotti professionali gratuitamente.

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