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Angelo Agostini è morto, questo è il mio coccodrillo

marzo 11, 2014

C’era una cosa su cui il mio prof, Angelo Agostini, continuava ad insistere. Cioè, sul fatto che si dovessero sviluppare nuovi prodotti, nuove idee. Quello che mi ha insegnato è che il giornalismo altro non è che una frontiera da esplorare, un mondo nel quale, grazie al digitale, si può dare un racconto della realtà che fosse diverso, nuovo, più preciso.Una lezione della Summer School sul Datajournalism a Transacqua (TN) - Agosto 2012

Anche se molte delle sue idee non reggevano alla prova dei fatti (leggi: non facevano click) la sua idea che si dovesse sempre provare qualcosa di diverso, come se le redazioni fossero una bottega rinascimentale, è una delle eredità che porterò con me. Potrei parlare di altre eredità, come il senso critico, la passione per la storia e per la razionalità che c’è nel nostro mestiere. Ma è pur vero che se so qualcosa in più sul futuro del mio mestiere, le sue lezioni sono una pietra angolare della mia formazione.

Ora, la potrei buttare nella retorica più melensa, ricordando quando, in una malga nei dintori di Fiera di Primiero, si alzò un po’ alticcio e, notando come la mia parte di conto fosse stata pagata al centesimo, mi disse, citando un vecchio direttore: “Picci, tu saresti in grado di evirare una formica con uno spillo girato di spalle”. E’ un ricordo prezioso, visto che, da buon tirolese, manteneva sempre un certo distacco, nei confronti di noi studenti.

A proposito, sembra che abbia registrato una lezione pochi giorni fa per i suoi studenti dello Iulm. Non ho il coraggio di andarlo a vedere né di embeddarlo in questo post. So solo che, adesso, ho un motivo in più per non mollare anche se la logica vorrebbe che lo facessi.

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