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Anche io ho visto Senna morire

maggio 1, 2014

Non avevo ancora compiuto sette anni quando Senna si schiantò. Però, me lo ricordo. Mi ricordo lo sgomento di quel giorno perché Senna era l’eroe della mia infanzia. Tutti ne parlavano. Tutte le domeniche d’estate sembrava ci fosse solo lui. I miei compagni di classe delle elementari avevano qualche mostriciattolo da cartone animato giapponese. Io mi incazzavo come una bestia quando non riuscivo a vedere la Formula 1 perché, tra l’altro, io a quei tempi ero un fan sfegatato di quella MacLaren che assomigliava tanto ad un pacchetto di Marlboro. Mio padre fumava e mi chiedevo perché insistesse con le Ms, visto che persino Senna guidava per loro.

Poi…successe che passò alla Williams e la cosa non mi andò giù. Fu allora che mi adeguai al conformismo ferrarista, anche se in quegli anni le cose non andavano a Maranello. Eppure, quel primo maggio ero davanti alla Tv con quel cattivone di Schumacher (che mi stava antipatico più o meno come Gargamella) che lo inseguiva come un cane rabbioso. Eppure, mi ricordo che Senna non curvò a sinistra: andò dritto e si schiantò sul muro. Il Tamburello era una curva mitica.

Una decina di anni dopo, in fase nerd-adolescenziale trovai un sito dove c’era il cameracar con la telemetria (lo hanno ripreso tutto, non lo riprendo) che riportava la velocità : qualcosa di poco sopra ai 300 Km/h. Se ricordo le lezioni di scienze del liceo, grosso modo la velocità del pensiero umano. Roba da semidivinità. Quando arrivò la notizia della morte di Senna provai un grande senso di delusione. Non potevo credere che uno così potesse morire. Non potevo accettarlo: Senna non era un uomo, per me. Era un eroe dei cartoni animati, di quelli che non possono essere condannati, che alla fine vincono perché era così che funzionava: i buoni vincevano, anche contro quello stronzo tedesco con il mentone che guidava per quell’antipatico con la voce roca.

Sono passati 20 anni. Io continuo a fare carte false per vedere un Gp. Nel 2003 guardavo Schumacher sulla GA a sfidare l’Eurofighter e ho, ahimé, imparato che non sono solo i piloti di Formula 1 a morire. C’ero, quando i Balcani erano in fiamme, quando Clinton bombardava l’Iraq, quando, in altre parole, la storia (quella vera) si muoveva. Eppure, c’è questo macigno che è il ricordo di quel lampo bianco e blu che va dritto e sparisce dal campo della telecamera. Ricordo la voce di Ezio Zermiani che spiegava, che raccontava e, in fine la consapevolezza che quella cosa di cui tanto avevo sentito parlare era qualcosa di vero, con cui anche io avrei dovuto aver a che fare. Che strano ricordare di averlo imparato in Tv.

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