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Io amo Susan Dabbous. Questa è l’unica cosa di cui sono sicuro a #Ijf14

maggio 2, 2014

Cara Susan,

Ti seguo su Facebook. In realtà siamo amici su Facebook. Eppure, ci siamo conosciuti solo stamattina. Bene, hai presente quando scatta il colpo di fulmine? Ecco, è successo esattamente questo. Perché c’è una cosa che non capisco, che noi maschi italici medi non capiamo, e, cioè, come una persona possa essere così bella, carismatica, forte, preparata e serena.  E’ scontato e retorico, ma , se non fosse vero, pensi che mi sputtanerei così, davanti a tutto il mondo, dichiarando il mio amore per te? Il fatto è che raramente mi è capitato nella mia carriera di Wil-E-Coyote del giornalismo italiano di fare delle domande così stupide e di ricevere risposte così interessanti.

 

Per cui, la richiesta sorge spontanea: vuoi sposarmi? Andiamo a Las Vegas e convoliamo a nozze. Io ho già il testimone. Si tratta del tuo spasimante Max Brod, uno dei ragazzi che ti ha intervistata prima di me. Perché la verità è questa: tu ci hai preso il cuore.

Seriamente, la tua presentazione è una tra le cose più belle che abbia visto al Festival. E la cosa che mi fa impazzire è che riesci a mantenere una razionalità, una chiarezza nell’analisi che io non avrei. Probabilmente, se mi avessero rapito, io sarei depresso, avrei bisogno di Dio sa quanta terapia e non avrei tanta voglia di raccontarmi.

In effetti, forse, è proprio questo il mio limite e il perché io finirò nel dimenticatoio, mentre tra 40 anni si sentirà ancora parlare di te. La differenza è semplice: tu ti metti in gioco fino in fondo, mentre io tengo una certa soglia di salvaguardia. Ed è questa, secondo me, la cosa definisce chi è un grande del mestiere e chi, invece, è solo un onesto mestierante.

Forse è questo quello che racconterò ai miei nipotini quando ti vedremo Dio solo sa dove e io ricorderò loro di quando ti ho estorto due domande del cavolo a Perugia e, se mi faranno la fatidica domanda del perché non ci sono io al posto tuo, dirò loro, parola per parola, quello che ho scritto a te.

Retorica? Piangeria? No.  Nelle “Regole di vita musicale” Schumann raccomanda ai giovanimusicisti di seguirel’esempio dei migliori tra loro. Tutto sommato, ci sono pochi anni, tra noi e, forse, noi giovani giornalisti (o presunti tali) dovremmo capire una volta per tutte che o si fa come te dedicandoci completamente a questo maledetto mestiere, oppure è meglio non pensare neanche di farlo.

Tuo
Francesco
(con i saluti e i cuoricini di Max Brod)

 

 

 

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