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Cari (pochi) lettori della stampa locale, non mi leggerete più: ecco il perché

maggio 12, 2014

Sulla stampa locale non avete letto questo articolo. Pazienza, lo leggerete qua. Per quanto non sia decisamente un’inchiesta che meritasse la ribalta nazionale, quantomeno, qua, poteva fare rumore. Poteva, in altre parole, dare stimoli alla ricerca e all’approfondimento dei fatti di Ribolla del ’54 che, nei giorni scorsi, sono state al centro di asperrime polemiche, visti i selfie che Presidente della Provincia e altri politici locali hanno deciso di scattare, sorridendo e brindando con il Ministro Boschi.

Devo dire che questi tre mesi di lavoro sulla stampa locale sono stati l’esperienza più frustrante della mia vita. Sia da un punto di vista umano che professionale. Il punto è semplice: qua, in Maremma, non siamo abituati ad approcciare il tema della sfera pubblica in modo serio e rigoroso. Tutto è lasciato all’improvvisazione e il giornalismo diventa un giochino autocompiaciuto nel quale non ho più voglia di stare.

A volte, ho come l’impressione che manchino i fondamentali. Durante questa campagna elettorale (dalle primarie in poi) ho letteralmente avuto la fila di assessori uscenti, candidati e reginette di bellezza (sì, anche questo…) che mi porgevano la richiesta che mi fa imbestialire di più al mondo:

Ciao, Francesco, ho scritto un articolino. Me lo pubblichi domani?

Gli “articolini”, invariabilmente, erano comunicati stampa, scritti con un italiano (spesso) improbabile, dal tono ufficioso e propagandistico, che avevano il grosso difetto di non avere quello che mi interessava: un notizia che fosse una. Addirittura, ho dovuto chiedere ad un candidato alle primarie il privilegio di fare domande, perché, il candidato mi disse: “L’intervista te l’avevo già mandata scritta via email”.

Accanto a questo modo un po’ casereccio di gestire i rapporti con la stampa, mi trovavo con una redazione che sembrava più interessata a mantenere i buoni rapporti che a vendere una copia in più. Qualche tempo fa, scrissi una serie di articoli sull’economia della zona che finiva per parlare di Piombino e della sua crisi. La zona che coprivo come corrispondente dipende economicamente dalle acciaierie. Eppure, mi sono trovato a dover spiegare al mio caposervizio cosa avessero a che fare le acciaierie di Piombino con il nord del Grossetano.

Per la cronaca il pezzo era fatto, fino a metà, dalla spiegazione a prova di scemo del perché Piombino è fondamentale per l’economia della mia zona. Però, non era abbastanza interessante da scalzare dall’apertura di Follonica il coccodrillo dell’ex comandante dei Vigili del Fuoco della città, morto dopo 82 anni di presenza su questa terra.

Ma d’altronde, da queste parti è più importante mantenere gli equilibri che fare un buon lavoro. Durante le primarie, a Massa Marittima, successe che una delle due parti organizzò il voto degli immigrati e lo orientò. Si trattava di parecchie centinaia di voti. La storia la leggete qua.

Il succo è che scrissi il pezzo, raccontai di una telefonata molto tesa con un assessore uscente. L’assessore telefonò in redazione, lamentandosi del mio operato. Il risultato fu che la “tesissima telefonata” divenne una telefonata come tante altre. Sacrificammo, in altre parole una notizia: l’assessore nervoso e incazzato, in nome di chissà quale equilibrio.

Comunque, sono sollevato. Da quando ho detto addio al mio giornale, posso dedicarmi ai miei progetti, alla campagna elettorale (nel mentre faccio l’addetto stampa di Marcello Giuntini) e ad altre cose che mi premono di più. Intanto, grazie a tutti di avermi letto in questi mesi.

Chiudo, raccontando un aneddoto. Quando lavoravo alla corte di Berlusconi, arrivò dall’ufficio stampa di Fininvest, la holding proprietaria di Mediaset, un comunicato di Marina Berlusconi che annunciava che non avrebbe sostituito il padre alla guida del centrodestra. Io feci l’embed del Pdf perché pensavo fosse nella logica aziendale. Invece no: mi fu spiegato che noi facciamo un altro mestiere. Altro che equilibri…

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2 commenti
  1. maggio 13, 2014 1:47 pm

    Francesco, tutta la mia solidarietà! Ci vorrebbero più giornalisti come te in Italia, in bocca al lupo!

  2. maggio 13, 2014 2:22 pm

    Crepi. Che piacere leggere un tuo commento! 🙂

I commenti sono chiusi.