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Una dura, appassionante, stancante campagna elettorale di provincia

maggio 27, 2014
Copertina Facebook

La copertina della pagina Fb di Giuntini dopo la vittoria

In questi mesi ho avuto il mio esordio nella comunicazione politica. Per la prima volta, sono passato dall’altro lato della barricata e mi sono occupato, sotto la guida della Campaign Manager Giulia Galeotti, dell’ufficio stampa e dei media Internet del candidato sindaco del centrosinistra della mia città, Marcello Giuntini. Non era la prima volta che mi sono occupato di politica. L’ultima volta, questo blog è stato il rissosissimo presidio digitale della campagna del 2009, la prima, a Massa Marittima, combattuta (anche) su Internet. Questa volta, però, la sfida è stata più complessa. Almeno per due motivi. Il primo, è che in questa campagna è mancato un tema che fosse forte davvero e, soprattutto, c’è stato un partito che ha dovuto imparare a gestire il post primarie. 

Come la immaginavo e come è andata

La prima questione è semplice da spiegare, dal mio punto di vista. Io speravo che la vicenda Magrone, un’area industriale che dovrebbe nascere nei dintorni di una frazione del mio comune, venisse trattata. Invece, si è trattato di una bomba ad orologeria che non è esplosa. A questo punto, se esploderà, esploderà nella legislatura. Ma una vicenda con questioni ambientali anche piuttosto sentite, aveva tutto il potenziale per essere il fulcro della campagna. Che però, ad un certo punto, ha preso una piega che non mi aspettavo e che non doveva essere “così”.

Uno scontro personale

Dalla presentazione dei candidati in poi, si è trattato, semplicemente, di uno scontro personale fatto da Fiorenzo Borelli, candidato di una lista civica, e Marcello Giuntini, amministratore e politico di lungo corso, con un’esperienza di sindaco a Montieri, paesini nei dintorni di Massa Marittima. La narrativa è stata: “Io sono Fiorenzo Borelli, io sono un ingegnere, io sono un tecnico qualificato: votate per me”. A questo punto abbiamo cercato di mettere in evidenza le cose fatte da Giuntini. Nell’appello finale, infatti, abbiamo ricordato i milioni di euro spesi dalla sua giunta a Montieri, tra fondi europei e regionali. Ha funzionato?

La rogna del secondo mandato del sindaco uscente

Abbiamo vinto, quindi, sostanzialmente, sì. Il punto è, però, come si racconta il nuovo, una forma di “rottamazione soft” a un pubblico che viene da anni molto critici per la comunità. Qui le questioni sono molteplici che, però, fanno capo ad un unico problema: quello delle amministrazioni al secondo mandato che, generalmente, dopo un buon primo mandato (e quello di Lidia Bai fu effettivamente un buon primo mandato), sostanzialmente, si sfavano. E’ umano (umano è diverso da condivisibile): il sindaco non può essere rieletto, lo sa, e, piano piano, si distacca. Fu esattamente in questo clima che Matteo Renzi vinse le primarie a Firenze nel 2009 e cominciò la sua epopea che è arrivata al culmine in questi giorni. Detto questo, ci sono stati altri problemi.

Renziani eretici – abbiamo visto anche questo

La storia è questa: Marcello Giuntini vince le primarie avendo incassato la promessa del sostegno, in caso di vittoria, dello sconfitto, Sandro Poli. L’accordo più semplice (suffragato anche da segreterie provinciali e regionali, renziane) era che Poli si candidasse in Consiglio comunale e ottenesse parte della giunta. L’accordo è saltato e la sua componente ha diramato un comunicato nel quale lamentava l’esclusione dai posti che contavano. Senza scendere nei dettagli della trattativa, i termini proposti sono stati considerati inaccettabili da Giuntini che è andato alle elezioni con l’imprimatur dei renziani “ufficiali” regionali e provinciali.

L’immagine di un Pd spaccato

Eppure, gli avversari hanno avuto un gioco troppo semplice, nel raccontare un Pd spaccato e in conflitto. Primo, perché era vero. Secondo, perché, nonostante l’approvazione regionale e provinciale, i renziani del paese sono identificati con un gruppo preciso di persone e hai voglia a spiegare che non è così, che i “renziani veri” sono altri e che i termini dell’accordo proposto erano inaccettabili: la frittata era stata fatta e l’unica cosa da fare era tenersi forte, nonostante smentite e dichiarazioni di sostegno di rito.

Che ruolo per il partito?

La lascio come domanda, perché nel momento in cui un candidato vince le primarie, secondo me, è  lui il leader dello schieramento che si candida e non ci sono segretari che tengano. Senza scendere nei dettagli, a cosa servono i partiti in un mondo dove l’elettorato si sceglie il candidato? Quindi, se il candidato sindaco lo eleggono gli elettori, cosa diventano i segretari di partito? Io lascio la domanda in sospeso, perché non ho una risposta coerente. La risposta immediata  sarebbe di tradurre in italiano e adottare lo statuto dei democratici americani. Ma i nostri sistemi politici sono talmente diversi che la mia proposta altro non è che una provocazione e la lascio là.

Giornali, Facebook e porta a porta. Dove accidenti è che si vince?

I giornali locali non li legge più nessuno e le testate web, mediamente, hanno poco di più da offrire che i comunicati stampa. In tutto questo, vince chi riesce ad avere un contatto vero con l’elettorato, diretto e disintermediato. Per cui, si vince su Internet, dove i candidati hanno effettivamente il controllo dello “spin”, delle cose che vengono diffuse o no. L’altro punto critico dove si vincono le elezioni locali sono le soglie delle case. Si va, ci si presenta e, famiglia per famiglia, si racconta la propria storia. Così si vince in ambito locale ed è una regola aurea, dalla quale non si scappa. Artigianale? Sì, ma funziona. Ed è l’unica vera arma segreta del centrosinistra alle ultime elezioni.

Ci rivediamo tra cinque anni

La cosa bella del maggioritario è che basta un voto in più. Chi sta a vedere di quanto ha perso è solo un perdente ed è destinato ad esserlo perché se non vinci, puoi fare tutte le disquisizioni del mondo: hai perso, quindi hai torto, hai sbagliato qualcosa. Le cose che leggo in questi giorni sono solo considerazioni che non hanno valore. Io ho una fiducia immensa nella legislatura che sta per nascere. Per citare Giuntini, “le pecore si contano a maggio”. Per cui, appuntamento al 2019.

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