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Marco Alfieri parla di innovazione, ma cosa ha Linkiesta di innovativo?

giugno 26, 2014

Anche quest’anno sono usciti i dati economici sulle testate all digital italiane ed è stato, anche quest’anno, il consueto bagno di sangue. Evidentemente, qualcosa non va. E non è un generico “qualcosa”, è una serie di cose che non funzionano perché non si vuole che funzionino (una) e, due, perché non si ha la più pallida idea di quello che significhi fare innovazione sul giornalismo digitale. Il pippone su statische, modelli di business e altro, lo lascio a qualcuno più competente di me. Il tema, però, non è quello che solleva il direttore de “Linkiesta“,Marco Alfieri dicendo quello che ha imparato negli ultimi 15 mesi, scoprendo il mondo di merda che è l’informazione online arrivando a concludere il suo editoriale scrivendo che “nulla sarà come prima”. Che cosa significa che “nulla sarà come prima”?

Che ruolo ha il giornalista nella società italiana?

Tutti i discorsi sul giornalismo in Italia si fermano davanti a questa domanda. Nessuno, in effetti, si sta chiedendo cosa ci stiamo a fare. Perché? Banalmente, il contesto ci emargina: analfabetismo funzionale, analfabetismo di ritorno, bufale, commistione tra fatti e opinioni. Tutto questo ci mette ai margini e, banalmente, non sappiamo come mettere insieme i pezzi per parlare a un pubblico (ammettiamolo senza problemi) per certi aspetti  ignorante e, per certi altri aspetti, assolutamente diffidente nei nostri confronti. In più, c’è la crisi economica. In un certo senso, ha ragione il direttore: “niente sarà come prima”, ma il problema non è capire come sarà, ma cominciare a mettere insieme i pezzetti di futuro che già esistono, in una cornice di business sostenibile e che faccia profitti. Gli strumenti, volendo, ci sarebbero, hanno (come front end) poco a che fare con i pezzi scritti tradizionali, ma più con la grafica, con i simboli, con il video, ma ci sono. E’ un puzzle complesso, tecnicamente complicato, ma si può fare, con un po’ di coraggio. Ne parlerò in un altro post, ma il fatto è che non basta parlare di innovazione per farla e non basta faticare per un click in più per essere innovativi. Fine.

Oltre il luogo comune

Likiesta, Lettera43 e gli altri siti di cui si parla in questi giorni che hanno fatto? (a parte fare quello che fanno tutti) Niente. Zero data, zero inchieste di qualità, zero video (sigh…) zero engagement, zero gamification. Prometto di mettermi a scrivere più diffusamente di questa roba (se interesserà a qualcuno, ovvio) però il punto è esattamente qua: nell’inno all’innovazione del direttore de Linkiesta si parla di tutto, meno di quello che si vorrebbe, dovrebbe, potrebbe fare e questo mi urta profondamente perché basterebbe poco per fare sì che il giornalismo web italiano si prenda un ruolo di leadership anche a livello internazionale. Eppure, siamo qua, fermi a guardare bilanci in rosso e un mercato che non cresce come se fosse una realtà insuperabile.

La risposta non è Luca Telese

Linkiesta, per fare click, si è affidata a Luca Telese, timoniere della sfortunata avventura di Pubblico e alle sue opinioni. E’ davvero questo il massimo che avrebbero potuto fare cercando di essere innovativi? Secondo me, si può fare molto di meglio.

 

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3 commenti
  1. giugno 30, 2014 10:06 am

    “E’ un puzzle complesso, tecnicamente complicato, ma si può fare, con un po’ di coraggio. Ne parlerò in un altro post”…
    “Zero data, zero inchieste di qualità, zero video (sigh…) zero engagement, zero gamification. Prometto di mettermi a scrivere più diffusamente di questa roba (se interesserà a qualcuno, ovvio)”…
    Credo che il giudizio al tuo articolo la faccia proprio questo: da ciò che prometti di trattare ma non hai ancora trattato. Lo aspettiamo…

  2. giugno 30, 2014 10:15 am

    Grazie per la provocazione 🙂 ho un post in lavorazione da tre giorni, ma non ho un attimo di respiro sul lavoro 😀 #GiorgioStaiSereno: ne riparlerò e sviscererò proprio i temi che non ho potuto trattare qui 😀

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  1. Report sull'innovazione dell'editoria digitale 2014 | @Aghenor

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