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Giornalismo italiano, per fortuna Settembre è finito

settembre 29, 2014

Sono successe almeno tre cose, nel mondo del giornalismo tricolore. La prima, in ordine di tempo, è stata l’improvvisa sostituzione del direttore de Linkiesta, faccenda dolorosissima.

Un direttore per Linkiesta

Sembra che la testata all-digital milanese sfogli direttore, più o meno, come fossero margherite. Hanno optato per un interim interno. Che Dio li aiuti perché quel giornale online non ha mai prodotto un euro di utile. Peccato perché le premesse me le ricordo molto bene: quando fu lanciato, il portale, doveva portare sull’Internet italiano un bel po’ di qualità. Vennero anche da me allo Iulm a presentarlo, in pompa magna, ma sta andando a finire come sappiamo tutti: in un tragico fallimento. Peccato per chi ci ha creduto, peccato per chi ci lavora. Peccato perché è la certificazione che un business al digital in Italia non lo si può fare, a meno di scrivere infiniti articoli al giorno dei quali una discreta quantità sia a base di tette e culi. Stop. Tre mesi fa criticavo il penultimo direttore de Linkiesta per non essere stato poi così innovativo. In effetti, forse, sbagliavo: anche se sei superinnovativo, per te in Italia non c’è spazio.

Europa e L’Unità alla canna del gas

Quelli de “L’Unità” li ho sfottuti abbastanza qua. Più seriamente, sembra che anche “Europa” sia alla canna del gas. Mi piacerebbe sapere che cosa succederrà dal 30 settembre. Non ci ho capito granché e spero che non chiuda – e di essere poco aggiornato io. Comunque. dispiace, ma fino a un certo punto. Sarebbe interessante capire quanti in Italia sappiano che esiste e che cosa rappresenta. Io sono pronto a scommettere che “Europa” la conosce il 60% degli iscritti al Pd. E sono stato ottimista. Quindi – forse – tra un anno non esisterà più. Soldi risparmiati dal contribuente. Ma, avendo 27 anni, comincia a preoccuparmi un po’ un fatto, cioè, chae in giro ci sono tanti bravi giornalisti disoccupati che mi fanno concorrenza. Per fortuna, in questo momento mi occupo di altro qua. Ma, accidenti, i miei colleghi a spasso – e ne conosco di bravissimi – non hanno bisogno di altra concorrenza in giro.

Il Corriere sta per alzare bandiera bianca?

Non nascondiamoci dietro alle cazzate: il Corriere non sta bene. E’ vero, hanno provato a ringiovanire il format del cartaceo, hanno cambiato Dio sa quante volte la home del loro sito Internet. Eppure, non basta. Il problema, al Corriere, è profondo e lo riassumo raccontando una storiella che mi è capitata un anno e mezzo fa. Per sbaglio, sono capitato a cena con un giovane corrierista che si lamentava di Methode, del digitale e di tutto il resto. Io gli raccontai di che cosa mi stavo occupando e – al tempo – era una complicatissima storia su BitCoin come mezzo per aggirare le norme sull’evasione fiscale. Il collega del Corriere mi rise in faccia. Ora, se neanche i giovani redattori del corriere sanno abbracciare le novità, viverle come esigenza eccetera, come possono pretendere che lo faccia Scott Jovane? La lascio come domanda.

 

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