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Basta chiedere il permesso. Giovinastri, diamoci una mossa

ottobre 26, 2014

Una decina di giorni fa, ho avuto una tesa conversazione su Facebook con dei miei conoscenti secondo i quali “a 27 anni nessuno può pretendere di giudicare il lavoro di un altro”. L’affermazione si applicava a una mia convinzione sul giornalismo della mia ziona di origine che ho esposto diffusamente qua (non senza qualche consenso) e alla quale rimando con un dinamico link e che non ripeterò in questa sede. Quello di cui ho voglia di parlare, adesso, è un’altra cosea. L’affermazione secondo cui a 27 anni non si avrebbe diritto alla propria opinione in quanto troppo giovani. A me, queste cose hanno fatto sempre girare i santissimi. Per un’ottima ragione: se tutto va a rotoli e qualcuno si accorge di quello che sta succedendo deve (DEVE) alzare la manina e dirlo. Anche in modo maleducato e da stronzo. Fine. Il resto sono minchiate.

Cosa accidenti abbiamo da perdere?

Facciamo una statistica: grosso modo, quattro giovani su dieci non lavorano. La disoccupazione sta colpendo anche la generazione precedente alla mia: i quarantenni precari e disoccupati non si contano. I contratti che non sono coperti da Articolo 18 colpiscono quasi chiunque sia uscito dall’Università o dalle superiori a partire dal 2001 e non è che ci sia speranza di qualcosa di meglio: la situazione economica è così schifosa che, forse, non c’è alternativa. Checché ne dicano altri, qua, noi giovani, siamo messi all’angolo. I casi sono due: o si emigra – opzione sempre tenuta presente – o si sta e si combatte. E, a volte, sembra quasi che non serva a niente perché la società, il buon senso, la nostra educazione ci dice di stare al nostro posto, di rispettare le gerarchie e di girarci dall’altro lato perché la realtà è un oggetto immutabile.

La Cgil, la scuola e il senso critico

Il discorso di Susanna Camusso alla manifestazione del 25 ottobre era vecchio. E ripete – con stancante continuità – quello che ci ripetono tutti, che c’è chi è impegnato sul campo da decenni e che è l’unico depositario della verità. Il resto è arroganza, ridicolaggine, renzismo. Ora, io non sono renziano (full disclosureAlle primarie ho votati Civati e ho frequentato gli ambienti civatiani del Grossetano). Ma, mi chiedo, come non si faccia a federe che c’è bisogno che noi giovani prendiamo il controllo. Delle nostre vite e – soprattutto – della vita pubblica del Paese. E questo non lo si fa chiedendo educatamente il permesso. Lo si fa e basta. Con il rischio di passare per stronzi, ma lo si fa. Se permettete, io non ci sto a farmi dare lezioni navigazione da chi ha deciso di schiantare tutti noi sull’iceberg. Sbaglierò, ma almeno sarò io a sbagliare, assumendomene leresponsabilità.

“Voi giovani siete troppo tranquilli”

Un paio di anni fa, l’inviato del Tg2 Sandro Petrone venne a tenere una lezione al mio Master e ci disse: “Voi giovani siete troppo tranquilli, dovreste essere in piazza a fare la rivoluzione”. Fu difficile, per noi controbattere: aveva ragione. Però, poi, non ci lamentiamo se non troviamo lavoro, se nessuno ci considera come autorevoli e vuole sempre e comunque parlare per noi. In fondo, noi, più che aspettare il nostro turno, che accidenti stiamo facendo?

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