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Io sto con Repubblica.it anche se il suo tweet sul #NormanAtlantic poteva essere migliore

dicembre 29, 2014

Domenica 28 dicembre del 2014 verrà ricordata dall’Internet italiana come il giorno in cui tutti abbiamo imparato che la cronaca è una cosa schifosa, insensibile e che poco ha a che fare con l’empatia. Perché, mentre fai il tuo mestiere, te ne freghi abbastanza se la tua domanda è inopportuna: quello che devi fare (perché sei pagato per farlo) è trovare notizie su eventi in diretta. Fine. Il resto sono chiacchiere di anime candide, un po’ ipocrite, che si indignano perché un giornalista di Repubblica – seppur goffamente – ha fatto il suo mestiere ricorrendo a tutti i mezzi che la tecnologia gli ha messo a disposizione per avere aggiornamenti in diretta sull’evento del giorno, cioé un traghetto, il Norman Atlantic in fiamme con a bordo centinaia di persone che, nel 90% dei casi, non hanno visto neanche un tweet ma, in base alla logica del “non si sa mai” erano nel mirino dei redattori di Repubblica e di tutti i giornali online italiani.

Un po’ di storia

Il crowdsourcing è una tecnica vecchia, almeno, quanto l’uomo. In fondo, i manifesti delle taglie nel Far West erano delle call to action per campagne di crowdsourcing molto targettizzate, dirette – in sostanza – a professionisti della cattura di latitanti altrimenti noti come cacciatori di taglie. Da allora, il crowdsourcing ha fatto capolino qua e là. In Italia, ci sono state le “lettera dal fronte” del Corriere, per quanto piegate alla propaganda della Prima guerra Mondiale, e Chi l’ha visto del cui numero di telefono, ad oggi, nessuno si è mai lamentato. Ci sarebbe stato anche il Telefono giallo di Corrado Augias ma, a tappe forzate, arriviamo finalmente, a ieri quando è toccato a Twitter con Repubblica che ha deciso di usarlo. Con scarsi risultati e con molte pernacchie. Ma, ormai, siamo il Paese delle pernacchie e dell’indignazione a prescindere. Per cui, a me non fa tanto specie che il lettore medio abbia visto come una mancanza di sensibilità – da parte di Repubblica – il Tweet, ma che ci siano dei giornalisti che si siano stupiti e scandalizzati del fatto che Repubblica abbia fatto ricorso a questo media di ultima istanza.

Non so più che problemi abbiamo

Basta che la tera faccia uno starnuto sotto forma di terremoto, che la metro si fermi, che cadano due centimetri di neve che siamo tutti (tutti) sul primo social a portata di dito a cercare di informarci. Tutti, ieri, erano su Twitter a cercare informazioni su questo maledetto Norman Atlantic in fiamme al largo della costa greca e nessuno si è lamentato delle telefonate dei passeggeri alle Tv greche come se i colleghi ellenici non avessero alzato il telefono per avere una morbosa testimonianza indiretta. Ma il provincialismo del nostro Paese si manifesta anche in queste occasioni. La cosa raccapricciante è che riguarda anche molti colleghi che pensano che il giornalista che riceve, poi, notizie in diretta da Twitter non verifichi. Si verifica e poi si pubblica. Anche perché saranno stronzi a Repubblica ma un po’ il mestiere lo sanno fare anche loro. Detto ciò, rimane un dato: non si capisce quello che voglia la ggente (scritto con due “g” di proposito da noi). Quando sbagliamo, siamo asserviti, addormentati e venduti. Quando facciamo il nostro mestiere, siamo degli stronzi. Decidetevi, grazie 😀

Intanto, linko (l’embed non va…) la discussione in corso sul gruppo dei giornalisti italici su Facebook:

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