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I morti di Ribolla potevano scegliere un giorno diverso per morire: oscurati dal Grande Torino

maggio 4, 2015

C’è una cosa che, quando arriva il quattro maggio, mi urta un po’. Cioé che tutta Italia si fermi per commemorare la Strage di Superga e si scordi di quella di Ribolla. Mettiamo sul piatto le cose: da un lato, c’è la squadra di calcio più forte dell’epoca, dall’altra, il disastro minerario più grave del dopoguerra italiano. Una robina che, tanto per essere chiari, ha mobilitato le prime pagine dei principali quotidiani italiani per una settimana, almeno. Eppure, ogni volta che arriva il 4 maggio, i riflettori si spostano su Torino e sulla strage di Superga, quasi come se il Toro dell’epoca fosse più importante.

Ma erano i migliori

E’ vero, ma non ricordo di una partita di calcio – che sia una – che abbia migliorato considerevolmente la qualità della vita di una classe sociale. Certo, il Torino dell’epoca faceva sognrare, era il simbolo di un’Italia che si stava ricostruendo e – anche nello sport – dimostrava che non doveva al fascismo la sua grandezza. Per questo è importante. Poi, perché – ovviamente – è molto triste che una squadra fatta di giovani, orgogliosi sportivi sia morta così, in un incidente aereo. Eppure, solo cinque anni dopo avveniva una strage che, non solo per la contabilità delle vittime, forse merita di essere riscoperta e resa nota alle masse.

Perché la strage di Ribolla è importante

Sono gli Anni ’50, contrapposizione tra DC e Partito Comunista, guerra fredda che sembra sul punto di scoppiare e Muro di Berlino ancora non eretto. Prima ancora di Budapest ’56, prima ancora della fondazione dell’Enel. In quel periodo, gli operai stavano malissimo, venivano sfruttati e ogni loro istanza veniva vista – ufficialmente – come una concessione al comunismo. Soprattutto, come racconto qua, in quel periodo anche gli apparati dello Stato erano attivamente impegnati nella repressione e nel controllo di un mondo operaio che aveva tutto il diritto di protestare, viste le condizioni di lavoro.

Morti di Serie B

Eppure, a parte i circoli colti che si ricordano ancora di Luciano Bianciardi, nessuno ricorda quei morti. Nessuno li fa propri. I giovani maremmani a malapena sanno quello che è successo, quel 4 Maggio del ’54 e tutti preferiscono ricordarsi quello che è successo a Torino. Cortocircuiti della storia, malafede dei nostri intellettuali e – forse – un po’ troppo provincialismo, da parte della mia Maremma.

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