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Il caso Pio Pompa e la sorveglianza di massa in Italia, un paio di dritte

maggio 11, 2015
Un documento riservato del Ministero degli Interni

Pio Pompa, secondo quanto viene ricostruito, dossierava giornalisti e riceveva 60mila euro l’anno dai nostri Servizi segreti per farlo. Scandalo vero, schifezza invereconda e tutto il resto. Però, mentre stavo scrivendo questo articolo e facevo le opportune ricerche all’Archivio di Stato, scoprivo che – letteralmente – non accadeva nulla, nelle nostre fabbriche, che non venisse solertemente registrato dal Ministero degli Interni. Non voglio dire che le nostre prefetture erano una sorta di Stasi onnisciente ma quasi. Non solo, come ho scoperto, i prefetti si adoperavano in prima persona per orientare l’opinione pubblica attraverso veline che dovevano mettere in cattiva luce gli oppositori politici.

Così andava negli anni ’50

Quello che ho scoperto, riguarda gli anni ’50 e, addirittura, nei faldoni che ho consultato mancano dei documenti e alcuni sono alterati più o meno deliberatamente. Non ho – ancora – verificato se questa pratica di dossieraggio da parte del Ministero degli Interni sia proseguita avanti nel tempo ma stando a quanto mi racconta mia madre, sindacalista nella Bergamasca negli anni ’70, è molto probabile che i prefetti mantenessero una presa molto stretta sulle attività che si svolgevano all’interno delle fabbriche ed è lecito presumere (presumere…) che le attività di raccolta di informazioni da parte degli uomini del Viminale potesse essere estesa ad altri settori della società, partiti politici e redazioni giornalistiche incluse. E’ tutto da verificare, naturalmente, ma il fiuto mi dice che di piccoli grandi Pio Pompa fosse piena la Repubblica almeno dagli anni ’50. Solo che Pio Pompa è un personaggio targato Berlusconi e – quindi – la sua colpa è più grave. Di quando Fanfati era al Viminale, però, meglio non parlare e stare in silenzio.

Il tema della sorveglianza di massa

Ora la tecnologia ha reso ancora più facile ai governi tenere traccia del comportamento dei cittadini. Infatti, il caso Snowden ha fatto emergere il tema in tutta la sua drammaticità. Eppure, il tema, in Italia, dovrebbe essere affrontato in modo più serio perché se è vero che il nostro servizio informazioni assomigliava a una versione occidentale della Stasi, allora viene da chiedersi in quale regime abbiamo vissuto (almeno) fino al 1989 e, soprattutto, bisogna chiedersi che diavolo stia accadendo adesso. Mentre Pio Pompa dossierava giornalisti e politici (con risultati abbastanza scadenti – ci sia concesso) probabilmente il nostro governo raccoglieva dati ben più sensibili e ben più importanti di quelli di Pio Pompa. Complottista? Può darsi, ma è bene stare attenti e – se ho ragione – in qualche archvio, a Roma, ci sarà di sicuro un dossier col vostro nome. E, magari, quando lo scoprirete, forse, sarà l’occasione di cominciare a fare un po’ la pace con noi stessi.

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