Skip to content

La manifestazione contro l’inceneritore di Scarlino è una buffonata. Ecco perché

settembre 4, 2015

Che singolare, il movimento ambientalista maremmano. Si oppone a un piccolo inceneritore, permettendo – però – che nel territorio maremmano insistano una fabbrica di biossido di titanio, una di acido solforico e un’acciaieria che molti di quelli che scenderanno in piazza il 4 settembre hanno difeso a spada tratta, nonostante sia responsabile di un picco dei tumori della pleura nell’area piombinese. Non solo, gli stessi che protestano – tra l’altro – hanno permesso (senza battere ciglio) che Ferragamo facesse la Marina di Scarlino (svariati metri cubi di cemento e un dubbio ritorno economico), il villaggio di Pian De’ Mucini e che sorgessero almeno 3 campi da golf. Tutte infrastrutture che possono anche portare sviluppo, ma consumano acqua, territorio e producono segregazione sociale visto il target a cui sono rivolte. Cose che – evidentemente – al movimento ambientalista e alla sinistra (tutta, anche quella di SEL) non sono importate visto che il problema era l’inceneritore di Scarlino, al centro di un braccio di ferro ventennale che, ormai, ha un po’ stufato.

Chi pensa ai lavoratori? I sindacati?

I sindacati maremmani non sono certo famosi per la loro competenza e la loro efficacia. La chiusura della Mabro – probabilmente – è anche colpa loro e anche sull’Eurovinil avrebbero potuto fare qualcosa in più. Non solo: i sindacati non sono stati in grado di guidare la mobilitazione per difendere i posti di lavoro che Eni Ambiente (poi Scarlino Energia) aveva creato. Lasciando soli gli operai, è successo che si sono organizzati da soli, andando – poi – a contestare il mai rimpianto sindaco Baldi direttamente in Consiglio Comunale, senza una strategia di lotta degna di questo nome polarizzando ancora di più il confronto e andando ad aggiungere confusione a confusione. E’ anche così che qualcuno di loro (mi viene riferito da chi abita ancora in Maremma) è andato a finire a lavorare nella discarica delle Strillaie. Ma, d’altronde, che ci si può aspettare da una zona nella quale eminenti esponenti della CGIL vanno a dirigere le newsletter aziendali della Sol.Mine? E’ evidente che c’è qualcosa che non torna. Tra l’altro, quante ore di sciopero sono state fatte per gli operai dell’inceneritore? Io temo sia un valore vicino allo zero.

Politica incapace

Io ho buona memoria. Ricordo quando – pubblicamente – Leonardo Marras evitava di esporsi sul tema, ma, poi, alla zittina, firmava patti elettorali con il Comitato del No di Follonica perché non aveva capito che la candidatura di Antichi alla Provincia era poco più di un bluff. Basta altro per dare una dimensione del mood che regna nella sinistra maremmana? Quello di cui accuso la leadership democratica della provincia di Grosseto è di non essere capaci di fare quello che fanno gli statisti: decidere e assumersi la responsabilità di una decisione qualunque essa sia. In fondo, i 20 anni in cui una decisione su quella fabbrica non è stata presa sono imputabili anche ad una classe dirigente che, in Maremma, è decisamente scarsa se non del tutto incapace. Perché, ad un certo punto, si deve dire sì o no. Nel discorso della Montagna Gesù disse: “Sia […] il vostro parlare sì, sì; no, no”. Ok che molti dei dirigenti del Pd sono ex Pci (anche se non si direbbe) , ma nella vita pubblica bisogna prendere una posizione e avere il coraggio di mantenerla. Altrimenti, è meglio ritornare alla propria professione. E nessuno osi lamentarsi del fatto che la Maremma non è rappresentata in giunta regionale: Annarita Bramerini è stata rottamata senza che, nel partito, ci fosse una figura del suo livello a sostituirla. Sfido chiunque a sostenere il contrario.

Azienda da rifondare

Quando Eni è venuta a fare l’inceneritore, in effetti, l’ha calato dall’alto. Non ha fatto un’opera di informazione, non si è seduta al tavolo e non ha discusso con le comunità locali quello che sarebbe andata a fare, il tema delle bonifiche del Casone e il rapporto con il territorio in generale. Non aver fatto i compiti a casa ha creato un clima di sfiducia che è l’origine della polarizzazione che – 20 anni dopo – caratterizza ancora il dibattito. In tutto questo, non è che il management attuale di Scarlino Energia si sia rivelato all’altezza del compito che gli era stato assegnato. Non scendo nei dettagli, ma, per quello che so – e ne so abbastanza – il management dell’inceneritore dovrebbe essere azzerato il più presto possibile, se c’è la volontà politica di tenerlo aperto.

Un groviglio incomprensibile

Purtroppo, sulla vicenda inceneritore la sfera pubblica maremmana ha dato il peggio di sé. Ancora oggi penso a quello che ho scritto su questo blog in difesa dell’impianto e – sei anni dopo – non sono sicuro che quei toni violenti e accesi fossero la strada giusta. E’ pur vero che del senno del poi son piene le fosse, ma è pur vero che, grazie a quell’impianto, io ho potuto studiare e mettere i mattoncini di una carriera che – tra alti e bassi – mi ha permesso di affermarmi. Al di là delle mie riflessioni sul mio operato, il problema è che, come è evidente dai paragrafi precedenti, intorno all’inceneritore si è generato un intrigo di interessi, di rancori e di diffidenze che è impossibile da districare, almeno per le parti in causa.

La Regione spinge sugli inceneritori? Basta si decida

Da quello che leggo, la Toscana avrebbe deciso di spingere sugli inceneritori. Non so se è la scelta giusta, visto che l’UE li vorrebbe superare entro il decennio. Ma è anche vero che a Scarlino, come nel resto della Toscana, si è perso tempo prezioso cercando di imporre modelli – quello Vedelago su tutti – che, alla prova dei fatti, si sono rivelati fallimentari. Ma non è neanche questo il punto. Il punto è che la priorità deve essere – per tutti – assicurarsi che i lavoratori dell’inceneritore abbiano un’alternativa valida che tuteli il loro reddito e la loro dignità professionale. Il resto sono sciocchezze frutto di un dibattito povero di contenuti e, soprattutto, privo di una prospettiva che andasse un po’ più in là del calcolo elettorale. Vorrei tanto che chi deve decidere tra Follonica, Scarlino e Grosseto lo capisse e agisse di conseguenza.

Full disclosure: tra maggio e agosto 2010 sono stato uno stagista dell’ufficio comunicazione di Scarlino Energia

Annunci

I commenti sono chiusi.