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Se “Il Corriere di Maremma” dovesse chiudere, non dite che non vi avevo avvisati

ottobre 5, 2015
Corriere di Maremma

Non sono neanche tornato in Toscana che ha chiuso un giornale, forse. Trattasi de “Il Corriere di Maremma” (gruppo Corriere dell’Umbria a cui è accorpato nelle statistiche di diffusione) con il quale ho avuto un’infelice esperienza di collaboratore esterno poco più di un anno fa. Oggi, 5 ottobre, il giornale è regolarmente in edicola. I social (sono le 17:04) sono stati aggiornati a mezzo servizio con il profilo Facebook aggiornato (circa) 6 ore fa e il profilo Twitter fermo a venerdì. Il sito è fermo al 2 ottobre, ma ho visto il cartaceo regolarmente in edicola, con mia somma sorpresa, visto il casino che ha fatto la CGIL grossetana annunciando la chiusura del “Corrierino” qualche giorno fa. Che poi, qualcuno mi deve spiegare da quando la CGIL è diventata supplente dell’Associazione Stampa Toscana, tra l’altro.

Onestamente, non ho idea di quello che sta succedendo. Alzare il telefono e verificare di prima mano le voci (che parlano anche smantellamento della redazione grossetana e giornale fatto da Siena o da Perugia) è fuori discussione perché se il gruppo avesse avuto qualcosa da dire, avrebbe parlato pubblicamente. E, invece, tutto tace. A parte Eleonora Scheggi, collaboratrice da Follonica del giornale, che si lamenta della fine di un’avventura lunga due anni, su Facebook, anche se non sono sicuro che si riferisca alla vicenda di cui sto animosamente scrivendo.

Ora, non è un segreto che me ne sono andato – da quel giornale – sbattendo la porta. Perché non venivo pagato decentemente (primo) e, in second’ordine, perché far passare un pezzo che fosse qualcosa extra rispetto alla corrente amministrazione era una cosa ai limiti con l’eresia. Visto che guadagnavo di più a fare pezzi di viaggi scopiazzati da Wikipedia per qualche portale neanche registrato in tribunale, ho fatto quello che avrebbe fatto Barney Panofsky, scrivendo una rancorosa lettera in cui chiedevo di liquidare i miei più che magri compensi e di lasciarmi in pace denunciando in modo chiaro e preciso cosa non andava nella direzione di quel maledetto dorso locale. La risposta di Susanna Guarino in persona fu un passivo-aggressivissimo “ok”. (Tra l’altro: qualcuno mi deve spiegare perché una mia mail sia stata fatta vedere ad altre persone senza il mio consenso, ma questo è un altro discorso).

In una conversazione successiva, nei commenti a un post di Chiara Calcagno (che – ricambiata – non mi saluta più da allora) mi disse che “ero l’ultimo dei collaboratori”, lasciando intendere che non avevo diritto a esporre la mia opinione e/o a proporre una direzione diversa del giornale. Ora, non vorrei sembrare onanista, ma – accidenti – il mio Cv ce l’ho qua e lascio al lettore il giudizio. A pagina 2, ci sono scritte delle cose molto interessanti, sul mio conto.

Ora, a un anno di distanza e adeguatamente celebrato il mio ego, il giornale rischia davvero grosso. Se, nei prossimi giorni non dovesse arrivare in edicola, non mi troverete tra quelli che si stracceranno le vesti. Se non altro, perché – confrontato con la concorrenza – il Corrierino perde su tutta la linea: scarsa autorevolezza, collaboratori non sempre all’altezza e una direzione che non ho mai compreso fino in fondo.

Probabilmente, è un mio limite ma se leggiamo i dati Ads (ok, non sono perfetti ma è il meglio che abbiamo) scopriamo che “Il Corriere di Maremma” già nel 2012 (purtroppo non sono riuscito a risalire a dati più recenti) era il settimo quotidiani in Maremma (“La Gazzetta dello Sport” viene conteggiata due volte, separando l’edizione del lunedì) dopo “Il Tirreno”, “La Nazione”, “La Repubblica”, “Corriere della Sera”, “Gazzetta” e “Corriere dello Sport”. Possibile che il modo di fare il giornale non abbia (parlo al presente perché oggi il giornale in edicola c’è) niente a che fare con il fatto che, banalmente, non venderebbe una copia neanche se avesse il segno meno davanti al prezzo della copia?

Sinceramente, mi dispiace che professionisti validi e competenti come Stefano Straccali (mi scuso con gli altri della redazione, ma non ricordo al momento i vostri nomi) perdano il lavoro o finiscano in cassa integrazione. Ma, ricordando quella conversazione a cui accennavo qualche paragrafo fa, in cui mi venne detto che non dovevo ancora “cantare il de profundis del Corriere di Maremma” perché nei giorni precedenti era partito il nuovo sito Internet, oggi mi ritrovo ad aver avuto ragione, quando sostenevo che quel prodotto “fatto così” non funzionava e non era all’altezza delle aspettative dei lettori.

Ad ogni modo, il passato è passato e il problema – se le cose dovessero andare davvero male – non è tanto mio: io dopo quell’esperienza me la sono cavata e – pur essendo adesso in una fase interlocutoria della mia carriera – me la caverò ancora. Mi chiedo, però, cosa farà chi, pontificando su improbabili gavette fatte gratuitamente, si ritroverà nel mezzo di una crisi di settore drammatica (no, la grande crisi dell’editoria non è finita) e con qualche posto di lavoro sulla coscienza.

E’ facile e interessante parlare di chiusura dei giornali come di “impoverimento della democrazia”. Io non sono sicuro che sia così. Perché quello a cui abbiamo diritto, secondo l’Art. 21 della Costituzione, è un’informazione corretta su tutto quello che succede intorno a noi. Il che significa che, nel rispetto delle direttive editoriali (sacre e inviolabili) si può comunque fare del buon giornalismo ed evitare querele. Bastano un pizzico di intelligenza, un po’ coraggio e una voglia matta di sporcarsi le mani. Fine della questione.

Aggiornamento delle 8.15 del 6 ottobre 2015 – Stando a quanto riporta la TGR Toscana, “Il Corriere di Maremma” sará oggi per l’ultima volta in edicola.

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