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Rossi-Marquez, un feud da wrestling a uso e consumo della Dorna

ottobre 25, 2015

Fossi in Carmelo Ezpeleta, finito il GP di Malesia, assistito alla sanzione a Rossi sarei tornato nella mia suite a 5 stelle e avrei organizzato un party, bevuto litri di champagne, consumato sostanze stupefacenti e invitato nella mia stanza tutte le ombrelline del paddock. Il motivo è semplice: quello che si è consumato nella mattinata italiana è un dono del Cielo per un business che, sì, sta andando abbastanza bene (meglio degli ultimi anni), ha ottenuto nuova energia e aveva bisogno di quel dramma di cui qualche altra serie motoristica (Formula1, ci sei?) avrebbe un disperato bisogno.

In quel ginocchio allargato c’è tutta l’umanità di un campione sul viale del tramonto, attaccato da due giovanissimi che quasi potrebbero essere suoi figli. La necessità di rimanere abbarbicato su un podio per entrare nella leggenda, quella vera, quella di un altro italiano targato Yamaha che risponde al nome di Giacomo Agostini. Quel mito per il quale vale la pena essere scorretti, come sapevano, in Formula1, Senna, Schumacher, Prost e altri.

Perché è così che si costruiscono i miti e le leggende. E ora, Rossi, che (forse) parità ultimo in Valencia, in casa di Lorenzo e Marquez tutto sommato, dovrà lottare come e di più di quanto abbia fatto in qualsiasi gara alla quale abbia partecipato negli ultimi 20 anni. Un vero disastro, una vera manna dal cielo perché saremo tutti attaccati alla Tv, a vedere come va a finire. Ad assistere a questa lotta impossibile di Rossi contro quei due là, contro il pubblico, contro un paddock e contro una Dorna che papà Graziano vede come responsabile, visto il presunto conflitto di interessi nazionale tra Ezpeleta e Lorenzo e Marquez.

Non sono sicuro sia la chiave di lettura giusta. Quello che so è che su quel brutto kartodromo che è il Ricardo Tormo di Valencia assisteremo a un po’ di epica. Quella vera. Quella dove l’eroe, colpevole di un crimine, cerca di emendarsi, appropriandosi della gloria a cui aspira. Oggi, Rossi ha perso la testa. Ma a differenza di Zidane nel 2006 ha una chance. Può andarsene in bellezza e dimostrare che nello sport, come nella vita, pagati i propri errori, alla fine, si può sempre e comunque vincere. Anche se alla gara decisiva si parte dal fondo. Anche se il pubblico non tifa per te. Anche se – dopo una figuraccia – avresti voglia di mollare tutto.

Ma a vincere, al di là dello psicodramma umano, sarà Carmelo Ezpeleta che (i social Dorna lo dimostrano) sta scommettendo tantissimo su questa storia. In fondo, neanche gli sceneggiatori della WWE sono mai stati in grado di produrre una sceneggiatura così brutale e complessa. Ma qui non siamo sul ring di qualche palazzetto dello sport di provincia. Qua la posta in palio è un mondiale vero. Qui, a volte, la posta in palio è anche la propria incolumità fisica. E sapendo tutto ciò, Ezpeleta è là che si gode il suo giocattolo sanguinario contando che Rossi sarà in gara anche l’anno prossimo e che, viste le premesse, il mondiale 2016 sarà più cattivo, bastardo, ignorante e veloce che mai.

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