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Un mese di inutile gironzolio su Internet tra donne nude, aspiranti giornaliste e sedicenti SEO

dicembre 1, 2015

In queste tre settimane ho lavorato molto. Ma ho anche navigato molto. E, tra una scrollata e l’altra di Facebook, ho visto molte cose che mi hanno fatto girare le scatole. Ho visto un’aspirante giornalista – con cui ho acceso un flame – che voleva sapere quali studi si dovessero fare per entrare a far parte della nostra (mia) ka$ta. Le ho detto di lasciare perdere, che se le piace scrivere è pieno di lavori che richiedono abilità di scrittura e di non focalizzarsi sul tesserino. Mi ha risposto che io non sono nessuno e non so niente. Come se gli ultimi anni passati in zona retrocessione nel giornalismo italiano non mi avessero fatto capire due cose: che a 19 anni è troppo presto per capire qualcosa del mondo e che, se proprio hai un dubbio, scrivere una domanda in un gruppo di giornalisti mediamente frustrati e incazzati non è una buona idea. Queste sciocchezze si fanno su Ask.fm. Ecco, non lo volevo dire: l’ho detto lo stesso.

Poi, ho trovato un sedicente esperto di comunicazione – tal Paolo Gambi – che, convintissimo, veniva a raccontarci di come Google usi i criteri di leggibilità per valutare qualitativamente i contenuti testuali su Internet perseguendo un disegno di instupidimento (lo so che non è italiano) di massa. Eppure, lui lo aveva dimostrato sulla base del plugin di Yoast che, per l’amor di Dio è utile, ma non è la Bibbia. Quando ha provato a usare un po’ di PNL su di me chiedendomi, a un certo punto del flame (sì, un altro, ma quando ho da fare sono una bestia) “Cos’è Google?” cercando di spiazzarmi sono stati cazzi. Io lo so cos’è e le reazioni che ha ricevuto il post su “fatti di seo” mi hanno confortato nell’idea che ho fatto bene a denunciare l’incompetenza in materia di Gambi che sarà anche un genio delle formazione personale, ma di digitale non ne capisce un fico. Anche se magari ne scrive e magari lo insegna – dato preoccupante.

Ora passiamo a un argomento che adoro: le donne nude. Ora, a me piacciono molto, le donne nude. Ma sto andando in overdose grazie alle centinaia di fotografi amatoriali che, per andare al bar a dire di aver ottenuto 120 likes, mettono sui gruppi specializzati foto di belle squinzie intorno ai 20 che indossano poco o niente, a volte con esiti abbastanza ridicoli. Ora, se mi sono venute a noia le donne nude, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Soprattutto, se un fotoamatore non ha niente di meglio da fare che fotografare donne nude i casi sono tre: o ha problemi di insicurezza con l’altro sesso, o ha fantasie inespresse o ha poca fantasia, e lì non ci si può fare nulla, è così.

Ora, perché ho condiviso con il mio scarso pubblico tutte queste riflessioni, quasi uno sfogo? Perché questi social cominciano a non piacermi più. O meglio, mi piacerebbero se ognuno fosse consapevole dei propri limiti, si informasse in autonomia, chiedesse quando proprio non ce la fa e non cadesse nel ridicolo. Non che ogni cazzata è degna di un post: dai no-vax agli aspiranti porno-fotografi. Io vorrei un’internet che assomigliasse più a Quora che a Facebook (che sta assomigliando sempre di più, in alcune zone, a 4chan). Invece, mi tocca “questo”. Sperém, direbbe il milanese imbruttito: speriamo, soprattutto, che allupati e bimbiminkia scappino in massa su Ask.fm. Il mio stream di Facebook ne gioverebbe non poco.

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