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Festival del Giornalismo Alimentare, Non Sparate al Giornalista (o al Gornalista?)

febbraio 27, 2016
Carlin Petrini

Ho passato gli ultimi due giorni, al Festival del Giornalismo Alimentare di Torino, a sentir parlare male dei giornalisti persone che con i giornalisti dovrebbero avere a che fare tutti i giorni. Esponenti di istituti importanti per la sicurezza alimentare hanno usato la mia categoria come sparring partner, quasi come fossimo noi gli untori delle emergenze alimentari, con il nostro tono sensazionalistico e la nostra corsa al clic. Tutto vero, però ci sono delle questioni non troppo facili da risolvere per chi dovrebbe passarci notizie che noi non tecnici non siamo spesso in grado di verificare.

Chi sta nelle amministrazioni pubbliche, spesso non sa comunicare. In una delle tavole rotonde più noiose, una signora dell’Istituto Zooprofilattico di Piemonte e Valle d’Aosta descriveva con grande enfasi un sito Internet con i “menù a tendina” con dei contenuti che, magari, scientificamente sono ineccepibili ma poco fruibili da chi ha un caporedattore che fiata sul collo e che vuole saperne di più del lancio di agenzia appena battuto.

Eppure, le pubbliche amministrazioni sono piene di uffici stampa. La città metropolitana di Torino ne ha uno molto ben fornito, anche se la food policy metropolitana non viene comunicata per nulla. Chi della città metropolitana si occupa del tema, se ne lamenta, ma non affronta il tema principale che è come vengono scelti i giornalisti degli uffici stampa pubblici. Tema vastissimo su cui mi riservo di stendere un velo pietoso.

Ad essere un po’ più comprensivo  nei nostri confronti (ci ha completamente ignorati, infatti), Raffaele Guariniello che ha tenuto una lezione tecnica, noiosa a tratti ma che ha dato un messaggio chiaro: sui reati alimentari serve un coordinamento nazionale e bisogna che i controlli siano più efficaci, anche se tutti gli altri relatori hanno insistito tantissimo proprio sul fatto che in Italia i controlli si fanno e si fanno bene.

Il più lucido di tutti è Carlin Petrini. Colpevolmente chiamato ad aprire il festival, invece che tirarne le fila, ha detto chiaro e tondo come dovrebbe evolvere il giornalismo alimentare: deve dare notizie utili ai lettori. Stop. Ascoltarlo è stato una vera e propria boccata di aria fresca. Il tema della rilevanza del giornalismo è fondamentale se vogliamo esistere ancora nel prossimo futuro ed è sinceramente molto più importante del perché i giovani non bevono vino, come si è detto nell’ultima conferenza del festival.

Nota a margine: il festival era organizzato abbastanza bene ma mancava una sala stampa. Non solo: sarebbe stato carino che il wifi fosse stato un po’ potenziato e – magari – perché l’anno prossimo non siamo un po’ meno Torino-centrici? Ah, dimenticavo: Gornalista?

Domanda da un milione di dollari: che senso ha l'ordine in un mondo dove giornalisti e blogger hanno lo stesso valore sociale?

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