Utopia a 5 stelle: la gestione rifiuti dei grillini di Follonica

febbraio 8, 2010 Francesco Piccinelli 2 commenti

Poco tempo fa, questo blog ha ospitato una discussione tra me e Ubaldo Giardelli della Lista Follonica a  Stelle. I contenuti sono qua. Finora, sulla faccenda cogeneratore ho parlato solo ed esclusivamente in termini politici. Non mi sono avventurato in disquisizioni tecniche. Ora la domanda che mi pongo è: esiste una valida alternativa all’incenerimento? Quanto tempo ci vuole per realizzarla? Per la Lista a 5 stelle sì, ma nel programma di Ubaldo Giardelli, non si sa quando questa utopia si realizzerà.

Uno tra i punti-cardine è la creazione di un distretto industriale dei rifiuti (DIR) che si dovrebbe occupare di riciclare tutto il materiale e di creare posti di lavoro. Dove dovrebbe nascere questo DIR, non si sa. Come non si sa quanti posti di lavoro verrebbero creati e come non si sa quanto costerebbe in termini di territorio (ettari da occupare, ad esempio) nè le tecniche e le tecnologie da utilizzare.

La seconda criticità è che si pensa di ridurre i rifiuti quasi esclusivamente limitando l’usa e getta nelle sagre e nelle strutture pubbliche. Limitare l’usa e getta sugnifica, sostanzialmente, sostituire i bicchieri e i piatti di plastica con vetro o plastica riciclabile. Questa idea non sarebbe male. Il problema è che non esiste una stima su quanto questi interventi dovrebbero incidere. Ad occhio e croce, le famiglie sono il vero problema. Infatti, ecco la risposta magica.Differenziata spinta. Porta a porta e compostaggio in giardino. A parte che il compostaggio puzza, – questa obiezione è stata rivolta al pomodorificio di Scarlino da persone molto più valide di me – quanto costa il porta a porta? Vale veramente la pena fare il porta a porta? Fare il porta a porta con la differenziata spinta significa che ogni cittadino di Follonica dovrebbe utilizzare un numero di sacchetti dai tre ai sei. La plastica deve essere separata per colore  e polimero, il tetrapack non dovrebbe andare con la carta etc. Gli anziani?  Ma, al di là di questi ostacoli, facilmente aggirabili, è ancora l’aspetto finanziario che non mi convince: quanto dovrebbe essere premiante la tariffa? Come vengono colmate le differenze?

La terza criticità è la mancanza di una road map con date certe e sicure. Quello di Giardelli è un esercizio di stile, molto bello, in alcune parti condivisibile – se il contratto è quello non c’è dubbio che vada rinegoziato – manca delle certezze delle quali il Comune di Capannori si è dotato. Va benissimo la raccolta differenziata al 75%, ma entro il 2020. Tra dieci anni. Il problema è, nel frattempo?

Mi permetto di ricordare una cosa. Gli inceneritori di ultima generazione, non da me, ma dall’Associazione Italiana di Epidemiologia vengono considerati sicuri e non sono considerati un rischio per la salute umana. Puntare al rifiuto zero è un sogno, ma per realizzarlo l’esistenza degli inceneritori è una scomoda (ma mica tanto) verità da accettare.

Priorità….

:)

Ho sbagliato tutto. Devo bruciare i miei libri!

Alla faccia del rispetto

febbraio 4, 2010 Francesco Piccinelli 9 commenti

Su FB è nato un gruppo, che conta, ad oggi, ben 16 persone, intitolato così:

per tutti quelli che volgiono togliere il gruppo: “si all’inceneritore”

Vorree un paio di cosette al signore che lo ha promosso, tale Diego Ferraro.

Egr. Signore

come  si permette Lei, di stabilire quali gruppi debbano stare su FaceBoook. Oltre a dimostrare la pochezza di certi simpatizzanti del Comitato del No e metterne in evidenza l’arroganza, mi fa pensare che, forse, qualcuno debba imparare le regole del confronto democratico e, soprattutto, della correttezze. Il rispetto delle opinioni altrui è proprio questo. Vede signor Ferraro, io non contesto il fatto che esista un comitato del NO.  Oltre a questo, mi permetto di contestare alcune delle Sue affermazioni:

Lei scrive: …è una vergogna, la gente pensa che si possa vivere solo con delle cavolo di fabbriche…ma nn avete imparato cosa è il TURISMO?…provate a passare dal casone di notte e sentirete che puzza…è questo che volete per i vostri figli?…buon per voi vi faccio i migliori complimenti…

Lei, probabilmente, non sa che se la nostra zona ha un minimo di lavoro è grazie al puzzo che Lei deve respirare ogni volta che passa dal Casone. Lei, forse, non sa che in venti anni di economia basata sul turismo e l’agricoltura la nostra provincia non è cresciuta nella graduatoria di quelle più ricche della Toscana. Lei, forse, non sa che il turismo ha portatao alla costruzione di ecomostri, come il villaggio di Perolla, nei pressi di Massa Marittima o dell’Ippodromo di Follonica al cui riguardo, Le faccio notare un paio di cose:
  1. L’ippodromo è inutile, dal momento che l’Unire, una specie di FederIppica, pensa di ridurre le corse al trotto in Italia
  2. I cavalli fanno la cacca e la cacca produce metano, uno tra i gas serra più micidiali
Sinceramente, il binomio turismo-ambiente stride un po’. Non sarò espertissimo nell’argomento, ma se vedo quello che è stato fatto in zona in nome del Dio turista – penso a Punt’Ala – non credo che possiamo permetterci di discutere di sostenibilità quando parliamo di turismo.
E’ vero, il turismo è un’opportunità, ma provi, per un attimo a pensare i prodotti che il Casone produce generando il puzzo che tanto Le dà fastidio. L’ultima volta che ha imbiancato Casa, probabilmente ha utilizzato una vernice contenente biossido di titanio. Oppure, ogni volta che sale in macchina, si ricordi che è l’acido solforico che ha tolto l’ossidazione al metallo che compone la Sua vettura, prima che questo venisse trasformato nell’oggetto che quotidianamente guida. Non si tratta di celebrare l’industria chimica nazionale, ma di mettere in evidenza come il mondo in cui viviamo si regge anche su questi scomodi prodotti. Non sto dicendo che gli impianti che li producono siano poco impattanti. Sto semplicemente dicendo che esiste una bella diffrenza tra chiedersi se vogliamo che le cose vengano fatte bene, che l’industria inquini sempre meno continuando a produrre cose che ci servono etc. etc. o vogliamo vivere in un mondo fatato dove tutto proviene dal cielo, o inquina da qualche altra parte del mondo dove, magari, le restrizioni sull’ambiente sono minori. Non suona, questo ragionamento, un po’ ipocrita? Spero che Lei condivida questo mio sentire.
Ma, al di là di queste semplici obiezioni, che Lei probabilmente, considererà retoriche, mi permetto di dirLe che è abbastanza comodo voler mettere a tacere una voce che non gradiamo e che porta argomentazioni non in sintonia con il clima d’opinione. Sinceramente, non mi aspettavo che il dibattito sul cogeneratore potesse degenare ulteriormente. E, invece, mi sono sbagliato.
Saluti
FP

Che schifo.

L’indecenza del dibattito politico e pubblico sul cogeneratore di scarlino ha toccato un punto apicale. Sul gruppo del Comitato del No è apparso questp post in Bacheca:

GLI oPERAI PROTESTANO IN FAVORE DELL INCENERITORE????
E’ OPERA DELLA CGIL ….Ringraziate il PD

Le risposte di Simone Ballato e Sara de Sanctis parlano di un gruppo di persone con la pistola alla tempia che, pur di mantenere un posto di lavoro, sono disposte a prendere il cancro. Sinceramente, mi aspettavo di meglio dai giovani esponenti del non più giovane comitato.

Simone Ticciati, membro del gruppo Diciamo sì all’inceneritore di Scarlino garantisce sulla buona fede di Sara de Sanctis. Però, quello che dice Ballato mi piace molto meno.  C’è una bella differenza tra difendere le proprie idee e il proprio posto di lavoro. per assurdo anche se uno di loro fosse contrario all’impianto come potrebbe manifestare contro l’azienda che gli dà lavoro. la politica li ha abbandonati a se stessi e pretendiamo che con la pistola del licenziamento puntata alla tempia uno sia così temerario da rischiare?

Non è la prima volta che sento discorsi del genere. Una volta chiesi ad un amico consigliere comunale PD a Follonica:

“Ma tu pensi davvero che la gente vada al lavoro sapendo di rischiare il cancro senza neanche protestare?”

Candidamente, mi rispose di sì.

Sinceramente credo che i signori del Comitato del NO debbano piantarla con la loro arroganza e la loro superficialità. La forza lavoro del cogeneratore è fatta, per la stragrande maggiornaza, di persone con un titolo di studio di scuola superiore. Il che significa che un dipendente medio di Scarlino Energia dovrebbe saper ragionare con la propria testa e che, nel momento in cui il dipendente ha avuto la proposta di entrare al Cogeneratore, non avrebbe neanche dovuto pensare: mi viene il cancro, ma è l’unico posto che ho trovato.

Da cittadino, prima che da persona interessata, mi aspetto che il dibattito su tutta la faccenda ritorni presto in termini accettabili e, da persona interessata, mi permetto di difendere la mia onestà intellettuale affermando che se avessi avuto il minimo (e dico minimo) sospetto che il Cogeneratore di Scarlino potesse costituire un danno per qualsiasi congiunto, lavoratore o abitante della Provincia, appena maggiorenne, mi sarei iscritto di corsa al Comitato del NO.

Tuttavia, il Comitato del No è, ormai diventato una maschera nella commedia dell’arte della politica locale. La stessa maschera che ritroviamo in Val di Susa e in tutti i movimenti anti-tutto. Non ne abbiamo abbastanza di movimenti anti-tutto?

Nota a margine: Il gruppo a sostegno del Cogeneratore su Facebook, in pochi giorni ha raggiunto più di 630 iscritti. Dieci volte i lavoratori all’impianto. Forse, c’è una parte di cittadinanza che il Comitato d’Inchiesta Pubblica non ha ascoltato a sufficienza.

Da che parte stanno?

Mi piacerebbe sapere da che parte sta il centrosinistra grossetano. In particolare, Leonardo Marras e il sindaco di Follonica. Sosterranno ancora Enrico Rossi alla presidenza della Regione? Chi lo sa.