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Non esistono più destra e sinistra? Parte seconda: riflessioni sulla Grecia e sul “liberalcomunismo”

luglio 7, 2015

Francesco Piccinelli Casagrande:

Questa sì che è un’analisi

Originally posted on Filosopolis:

Non mi associo al coro dei plaudenti per la vittoria del No nel referendum greco. E questo non perché mi sia mai schierato con la linea dura che voleva spingere la Grecia ad allinearsi a una logica economicista, bensì perché mi sembra che la Grecia, al contrario di ciò che dicono i più, sia già allineata su quella linea e voglia solo giocarvi una partita sporca.

I fatti sono questi: la Grecia ha speso male i soldi che le erano stati prestati: gli ha spesi male sia che si legga la cosa secondo valori neoliberisti (“ti presto denaro affinché tu li faccia fruttare facendo crescere la tua economia, così anch’io ci guadagnerò con gli interessi”), sia che la si legga secondo valori solidaristici (i soldi sono stati spesi a pioggia in infrastrutture di dubbia utilità – impianti sportivi, nuovo aeroporto di Atene e mezzi per raggiungerlo – o a solo…

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L’Europa ha investito in Grecia fior di quattrini dal 1980. Che accidenti vogliono adesso?

luglio 6, 2015

Secondo una stima, dal 1980 al 2014 la Grecia ha ricevuto qualcosa come 200 miliardi di euro di fondi strutturali europei. I fondi strutturali europei sono uno strumento per migliorare la coesione europea, sostenendo iniziative locali su base regionale. Secondo uno studio greco – che linko qua – i fondi strutturali europei in Grecia sono stati un capolavoro. Tuttavia, questo formidabile strumento di spesa pubblica ricordato anche da Junker a Tsipras all’incirca sotto Natale  non è stato adeguatamente sfruttato dal governo ellenico che, invece, ha continuato a chiedere di investire direttamente nelle casse del suo Tesoro perché deve tenere in piedi una macchina pubblica enorme che  – letteralmente – schiaccia il settore privato. Per cultura, leggetevi uno dei miei testi di politica comparata del triennio. Alla luce di questo, a me viene da chiedermi che diavolo vogliano questi greci ancora da noi. Continua a leggere…

Erri De Luca sta sbagliando tutto e vi spiego il perché

maggio 20, 2015
Erri De Lica - da Wikipedia

Non ho mai avuto stima di Erri De Luca. Non mi piace il suo essere collaterale (colluso) con il movimento No-Tav. Ma, per una volta, avrebbe ragione: è sotto processo a Torino per aver espresso un’opinione. L’opinione è un po’ delicata: Erri De Luca ha detto che è giusto sabotare la Tav e la Procura di Torino l’ha interpretata come un’istigazione a delinquere. Per questo è finito sotto processo. Io sono vivacemente favorevole all’Alta velocità ferroviaria, il mio stomaco dà ragione alla Procura di Torino la mia testa no, perché se fosse giusto andare in galera per un’opinione, per quanto controversa, la maggior parte di noi dovrebbe finire in galera. Per questo Erri De Luca non dovrebbe finire in galera ma continuare con la sua vita. Eppure, udite udite, ha deciso di non difendersi in tribunale, arrivando alla sentenza dando mandato ai suoi avvocati di non fare niente. Continua a leggere…

Il caso Pio Pompa e la sorveglianza di massa in Italia, un paio di dritte

maggio 11, 2015
Un documento riservato del Ministero degli Interni

Pio Pompa, secondo quanto viene ricostruito, dossierava giornalisti e riceveva 60mila euro l’anno dai nostri Servizi segreti per farlo. Scandalo vero, schifezza invereconda e tutto il resto. Però, mentre stavo scrivendo questo articolo e facevo le opportune ricerche all’Archivio di Stato, scoprivo che – letteralmente – non accadeva nulla, nelle nostre fabbriche, che non venisse solertemente registrato dal Ministero degli Interni. Non voglio dire che le nostre prefetture erano una sorta di Stasi onnisciente ma quasi. Non solo, come ho scoperto, i prefetti si adoperavano in prima persona per orientare l’opinione pubblica attraverso veline che dovevano mettere in cattiva luce gli oppositori politici. Continua a leggere…

I morti di Ribolla potevano scegliere un giorno diverso per morire: oscurati dal Grande Torino

maggio 4, 2015
La strage di Ribolla sul Corriere della Sera

C’è una cosa che, quando arriva il quattro maggio, mi urta un po’. Cioé che tutta Italia si fermi per commemorare la Strage di Superga e si scordi di quella di Ribolla. Mettiamo sul piatto le cose: da un lato, c’è la squadra di calcio più forte dell’epoca, dall’altra, il disastro minerario più grave del dopoguerra italiano. Una robina che, tanto per essere chiari, ha mobilitato le prime pagine dei principali quotidiani italiani per una settimana, almeno. Eppure, ogni volta che arriva il 4 maggio, i riflettori si spostano su Torino e sulla strage di Superga, quasi come se il Toro dell’epoca fosse più importante. Continua a leggere…

Violenza a Milano, una serie di opinioni non richieste (e controcorrente)

maggio 2, 2015
Foto da Corriere Milano

La violenza fa parte della politica. Facciamocene una ragione. Di tanto in tanto, anche nelle democrazie più evolute, qualcuno prende i manganelli e spacca tutto. Non si tratta di giustificare, ma la violenza è parte del gioco. In fondo, la democrazia e le sue regole ad altro non servono che a sublimare la violenza e a evitare che le ambizioni di chi vuole il potere si trasformino in bagni di sangue. Quindi, condannando quanto successo alla manifestazione dei No Expo del Primo maggio, è bene riportare le cose alla loro essenza più pura. La lotta politica – purtroppo – è fatta anche di questo e non c’è niente che ci possiamo fare. Eppure, vanno fatti un paio di ragionamenti. Continua a leggere…

Matteo Renzi come Carlo VIII Re di Francia, una lezione dal Rinascimento italiano

aprile 28, 2015
Carlo VIII Re di Francia

C’è una citazione che mi ha sempre molto colpito de “Il Principe”, cioé il riferimento che fa Machiavelli a Carlo VIII dicendo che, sostanzialmente, aveva conquistato l’Italia col gesso. L’accusa che faceva lo studioso fiorentino alle signorie italiane dell’epoca era semplice: non siete stati in grado di combattere, per questo la Francia vi ha spazzati via. I motivi per cui le signorie italiane persero la guerra contro Carlo VIII sono semplici: truppe mercenarie che erano impegnate più a risparmiare uomini che ad ucciderne, divisioni politiche e scarsa organizzazione delle proprie difese. Questi tre fattori, fecero sì che Carlo VIII vincesse, delimitando i campi delle proprie truppe (numerose, bene armate e fedeli) liberandosi dei bizantismi di un sistema politico, quello italiano del XV Secolo, frastagliato, diviso e obsoleto. Familiare? Continua a leggere…

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